I contenuti di questo sito NON sono realizzati con IA

Ansia da tempi incerti: comprenderla e gestirla… con 5 strategie

Ansia da tempi incerti: 5 strategie per gestirla
Facebook
X
WhatsApp
Email

Tabella dei Contenuti

L’ansia da tempi incerti

Inutile girarci intorno parlando di farfalle e arcobaleni all’orizzonte: stiamo vivendo una stagione sociale e culturale regressiva che genera in molte persone, quando non vera e propria apprensione, tensioni interiori negative. Tensioni che, inevitabilmente e come sempre accade in questi casi, finiscono col riverberare nelle vite della collettività nelle più svariate forme. Si può dire: sono tempi incerti. Si tratta di una definizione naturalmente di valore relativo, ma ha un fondamento sostanziale per la stagione che pare iniziata, quantomeno per noi figli del pasciuto occidente nati e vissuti nella rinascita, seppur tra alti e bassi, post guerre mondiali: pensiamo solo alla crescita a ritmo costante o alle cooperazioni internazionali (ad esempio nella ricerca scientifica o nella condivisione culturale) tra nazioni fino a pochi decenni prima in conflitto più o meno aperto. Le possibilità sembravano infinite, gli orizzonti promettenti. Questo almeno era il racconto collettivo diffuso nelle masse. Ora, senza pretendere di voler ridurre la complessità dei cambiamenti geopolitici e sociali in corso già da decenni, credo che sia facilmente rilevabile come, nel giro di pochi anni, dopo una pandemia mondiale in cui – al netto delle inevitabili conflittualità figlie della nostra  natura – sembrava che ci si potesse unire ancora di più in un fronte umano comune… “improvvisamente” sbocciano come fiori velenosi fronti di guerra, uno dietro l’altro. Le economie ne risentono, le nostre vite di riflesso pure. L’aria culturale si riempie di nuovi veleni ed estremismi più o meno camuffati tornano a proliferare: il conflitto, l’intolleranza e l’odio sapientemente direzionato tornano ad essere sempre più presenti nella comunicazione e nella narrativa e propaganda mediatica dei vari fronti. Lo si può avvertire nella politica, in ufficio, in strada, sui social. Tutto ciò può generare ansia negli animi più sensibili e aggressività in altri profili psicologici.

cosa accadrà

Cosa accadrà? Un bisogno ancestrale.

Cosa accadrà? Tale è la domanda che fermenta più o meno consciamente nella psiche di molti di noi. L’essere in grado di gestire il futuro, almeno a qualche livello, è difatti uno dei bisogni adattivi più comuni e pervasivi della nostra specie fin dai suoi albori: mettere in sicurezza sé stessi e il proprio gruppo/famiglia, accumulare scorte, “sapere” cosa fare… programmare il futuro insomma (si leggano gli articoli del blog dedicati ai klesha delineati da Patanjali). Si tratta di bisogni fondamentali della nostra specie ascrivibili alla cornice del “controllo” (come già ampiamente discusso nell’articolo qui). Questa è una funzione che nelle nostre menti è presente in forme anche molto sottili e pervasive; si pensi al comune senso di attrazione che genera il leader o il potenziale partner che da la sensazione di “avere tutto sotto controllo”… un’espressione chiara di potere, nella nostra psiche. Abilità di fare, di gestire, di risolvere i problemi. Qualcun* che ci guidi, ci protegga, ci orienti: l’archetipo del Padre (o della Madre). In mancanza della possibilità di soddisfare questo profondo bisogno sorge ansia e, viceversa, l’ansia risulta sedata. Da qui il gusto per il “caro leader/uomo forte” nella psicologia delle masse durante i momenti di crisi culturale e sociale. Chi offre facili e immediate soluzioni attira. Alcune persone sono inoltre più sensibili a queste esperienze di insicurezza, magari per ragioni intrapsichiche relative alla propria evoluzione, ritrovandosi così con l’amplificazione delle proprie ansie quotidiane. Altre persone esprimono la stessa tensione attraverso un aumentato livello di aggressività: l’animale che si sente insicuro o fugge o attacca per primo. Una delle reazioni più comuni e note indotte dalla paura è difatti proprio l’aggressività, anche se non sempre viene riconosciuta da chi l’agisce.

L’ansia e il controllo

In noi esseri umani, quando messi di fronte all’incertezza, si attiva un’allerta che ci orienta istintivamente a cercare di comprendere gli eventi al fine di averne il controllo e, in definitiva, poterli – immaginativamente – gestire al meglio. Talvolta anche inventando spiegazioni senza avere elementi a suffragio delle proprie idee (il suggerimento è quello di verificare per falsificazione e non per conferma: ovvero ciò che fa il metodo scientifico), negando la realtà (una potente “difesa” della mente) o, in base alla causa dell’ansia in esame, fantasticando proiettivamente su cosa potrebbe o non potrebbe accadere ecc. Se questi tentativi non risultano soddisfacenti… si attiva l’ansia.

gestire l'ansia

5 Strategie per gestire l’ansia da incertezza

  1.  La meditazione è accertato che aiuti a collocarsi nel flusso del presente, diminuendo le proiezioni disfunzionali ansiogene della mente (o i rimuginii che però esulano dal discorso in esame). Come già riportato in più occasioni nei precedenti articoli, reali benefici si ottengono facendo della pratica meditativa un’abitudine quotidiana: magari a piccole o piccolissime dosi, ma con costanza e regolarità. A poco servirà meditare una volta al mese un’ora (per quel che riuscirà), molto donerà praticare pochi minuti al giorno tutti i giorni… magari senza troppi “formalismi” (incenso, vestiti appositi, altari… tutto aiuta, ma nulla serve). L’importante è praticare.
  2. Conoscere e mettere in discussione la propria mente e i suoi “giochi”: sappiamo che è utile coltivare ciò che abbiamo definito “arresa” (leggi qui), che non possiamo avere il controllo assoluto sull’esistenza e che le cose sono sempre andate e andranno… come devono andare. Si tratta di una prospettiva che richiede un po’ di esercizio per essere abbracciata, ma che è alla portata di tutti. Superfluo dire che praticare Yoga – nella maniera corretta, col giusto spirito – è una delle vie per perseguire tale obiettivo.
  3. Evitare di sovraccaricarsi di informazioni, sopratutto di veleni superflui. Sapere che vi è una certa crisi o è accaduto un certo evento è utile, ammorbarcisi sopra forse no. Approfondire è utile (e può aiutare a sedare l’ansia, personalmente seguo per puro interesse personale il canale di geopolitica di Limes, che consiglio per l’obiettività e l’equilibrio di Lucio Caracciolo), guardarsi video di trincea o seguire il gossip click-bait di cronaca nera che impazza sui quotidiani nazionali… forse no.
  4. Darsi degli obiettivi quotidiani, anche piccoli: l’impegno positivo e il senso di appagamento che ne deriva aiuta a sedare l’ansia. L’attesa, l’inazione e l’inerzia al contrario la amplificano. Piccole cose, magari proprio a partire dall’impegno a meditare un poco tutti giorni, o praticare Yoga, o seguire quel certo corso o qualsiasi altra attività ci faccia stare bene mentre la facciamo e che sia orientata al miglioramento di sé. Per poterne raccogliere ulteriori frutti nel giusto tempo.
  5. Selezionare una comunità con la quale si condividono conoscenze e riflessioni: se sana aiuterà a vivere meglio, a elaborare in senso più positivo o di accettazione quanto vi è da elaborare. Nutrirsi sentendo e condividendo riflessioni e conoscenze utili a vivere meglio e a osservare con occhio più consapevole sé stessi e il mondo nel quale si vive. L’uomo è un animale sociale e dal gruppo trae una delle fonti più importanti di nutrimento per lo spirito. Nelle tradizioni d’oriente ciò è noto come sangha, la comunità (spirituale nel caso) di supporto: le buone frequentazioni che aiutano a crescere interiormente.

Conoscere il funzionamento della propria mente è uno strumento potentissimo per iniziare ad affrancarci dai suoi “giochi”, per mettere prospettiva e, in definitiva, orientarci più consapevolmente – e per quanto possibile serenamente – nella realtà e nelle sue sfide. Grandi temi umani compresi.

Author
Immagine di Angelo Bertuccio
Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

Ti potrebbe interessare...