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Gli stili comunicativi nelle relazioni – Parte 2

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Tabella dei Contenuti

Le maschere della comunicazione: gli stili Aggressivo-Passivo e Manipolativo

Nell’esplorazione degli stili comunicativi, abbiamo finora delineato i poli opposti dell’aggressività e della passività, con l’assertività come via di mezzo (vedi qui). Tuttavia, la realtà umana è spesso più sfumata e complessa. Esistono infatti degli stili comunicativi secondari che, pur presentando caratteristiche di entrambi i poli, si manifestano in modo più sottile e problematico. Conoscere queste peculiari – e diffusissime – modalità di comunicazione è fondamentale per sviluppare la propria consapevolezza di come ci si pone e delle dinamiche relazionali più in generale; magari ci sentiamo “buoni e cari” e non capiamo perché, ad esempio, le persone intorno a noi non rispondono come ci aspettiamo… in questo senso potrebbe essere utile iniziare col mettere in discussione proprio il nostro modo di comunicare.

La storia di Ginetta

Ginetta ha come la sensazione di non essere particolarmente simpatica ai suoi colleghi e colleghe… e non ne capisce la ragione. Lei fa di tutto per non rispondere male, preferisce piuttosto non rispondere affatto in luogo di urlare loro, come vorrebbe, che non sono capaci di svolgere il proprio mestiere né tantomeno di apprezzare il suo impeccabile operato e la sua incredibile generosità. E non offende neppure… al massimo talvolta – scherzosamente si intende! – sottolinea con un tono un po’ ironico come Giasquinio o Scionetta siano veramente “unici e brillanti” quando partecipano alle riunioni di lavoro. Come sono permalosi! Insomma, Ginetta è frustrata, non si sente compresa e apprezzata nonostante i suoi sforzi per non dire tutto ciò che – lei sì! – avrebbe da dire.

Lo stile Aggressivo-Passivo

Chi adotta uno stile aggressivo-passivo sembra inizialmente passivo, accomodante, quasi remissivo. Tuttavia, sotto questa apparente calma si cela un’aggressività latente, che si manifesta in modo indiretto. Tali individui, in luogo di esprimere apertamente il proprio disaccordo o le proprie frustrazioni, ricorrono a comportamenti definiti aggressivo-passivi, come:

• Sabotaggio sottile: ad esempio, dimenticando di svolgere un compito importante o creando ostacoli in modo inconscio.
• Tendenza a non rispondere: tramite risposte laconiche non chiare, esteso temporeggio nel rispondere o vero e proprio silenzio protratto.
• Aggressione indiretta tramite sarcasmo, ironia pungente e confronto svalutante: utilizzando un tono sarcastico per sminuire gli altri o esprimere il proprio disappunto in modo velato.
• Ritardi e dimenticanze: arrivando sempre in ritardo o “dimenticando” appuntamenti importanti.
• Resistenza passiva: accondiscendendo apparentemente, ma poi sabotando l’iniziativa o eseguendo il compito in modo approssimativo.

A livello fisico manifesta una corporeità simile a quella del Passivo, quindi postura tendenzialmente dimessa, sguardo sfuggente, tono di voce tendenzialmente basso.

Alla radice di questo stile c’è una grande rabbia repressa associata alla difficoltà ad esprimere le proprie emozioni in modo diretto, per strategia adattiva o senso di colpa (si vive il bisogno intrapsichico di essere delle persone “buone e giuste”). L’individuo aggressivo-passivo tipicamente vive esperienze di frustrazione e incomprensione; si sente la vittima quando in realtà agisce come aggressore, senza però assumersi la responsabilità delle proprie azioni reattive aggressive. “Stavo solo scherzando, come sei permaloso!” è la tipica affermazione della persona che adotta questo stile durante un conflitto, dopo magari ore o giorni di insulti velati, sarcasmo e continui tentativi di sminuire il proprio interlocutore che, naturalmente, dopo un certo tempo esploderà. Ma a quel punto sarà lui o lei ad essere “colpevole”, quindi il “cattivo” della situazione. Questo è un esempio di dinamica tipica delle crisi di coppia, quando si vuole scaricare il partner senza volersene prendere la responsabilità e – sotteso – la “colpa”.

Uno stile diffuso nella nostra società

Questo stile comunicativo è molto diffuso nella nostra società che – di base – rinnega la violenza diretta e manifesta. I comportamenti tipici dello stile Aggressivo-Passivo possono inoltre essere occasionalmente usati anche da chi è normalmente Aggressivo puro; si pensi all’immagine del gatto che gioca col topo, modalità tipica con la quale ad esempio esordisce il bullo nell’approcciarsi alle sue vittime. Inizia in maniera Aggressivo-Passiva (prendendo in giro con sarcasmo, facendo ironia pungente, provocando indirettamente col sorriso ecc) per poi accusare la vittima di essere permalosa e, in caso di risposta, far seguire comportamenti di aggressione diretta, verbale e fisica.

Lo stile Manipolativo

Il manipolatore è un maestro dell’inganno e della persuasione. Utilizza una vasta gamma di tecniche per influenzare gli altri e ottenere ciò che desidera, sistematicamente a scapito degli altri. Come nel caso dello stile Aggressivo il focus è completamente su se stessi e i propri bisogni; gli altri sono solo degli strumenti – o degli ostacoli – al loro ottenimento. A differenza dello stile Aggressivo-Passivo, lo stile Manipolativo raramente genera emozioni negative. Le sue caratteristiche principali sono:

• Falsa empatia: si finge interessato ai problemi degli altri per guadagnarsi la loro fiducia e ottenere il proprio tornaconto.
• Colpevolizzazione: fa sentire gli altri in colpa per manipolarne le decisioni.
• Lusinghe eccessive: utilizza complimenti e adulazioni per ottenere vantaggi.
• Minacce velate: implica conseguenze negative se l’altro non fa ciò che desidera.
• Giochi mentali: crea confusione e incertezza nell’altro per indebolirne volontà e motivazione.
• Incostanza: passa dall’essere cortese all’essere minaccioso.
• Sospettosità e paranoia: è frequentemente sospettoso del prossimo, proiettando le sue ombre sugli altri (“si giudica per come si è” afferma un detto popolare non del tutto infondato). La persona che usa compulsivamente la seduzione come strumento di manipolazione si mette in guardia quando una persona cerca di conoscerla realmente: “sicuramente vorrà qualcosa da me che andrà contro i miei bisogni, ma io non mi farò fregare”.

Il manipolatore è un abile attore, capace di recitare diverse parti per raggiungere i suoi obiettivi. Spesso è difficile riconoscere le sue vere intenzioni, poiché si nasconde dietro una maschera di affabilità ed empatia. Si tratta di uno stile umano che facilmente manifesta connotati francamente psicopatologici, divenendo vero e proprio disturbo della personalità. Prossimamente vedremo alcuni spunti di gestione che verranno poi approfonditi nel percorso dedicato ai membri della Comunità.

Se ti interessano tali tematiche: questo è il momento per unirti alla Comunità di Yoga per la Mente (QUI).

Perché riconoscere questi stili?

Riconoscere gli stili comunicativi Aggressivo-Passivo e Manipolativo è fondamentale per proteggersi da influenze negative (le cosiddette “relazioni tossiche” come va di moda definirle oggi) e per costruire relazioni più sane e autentiche. Inoltre, comprendere le dinamiche sottili della comunicazione ci permette di lavorare su noi stessi e migliorare il nostro modo di interagire con il nostro prossimo, con maggiore consapevolezza dei messaggi che veicoliamo e delle dinamiche relazionali intorno a noi.

Il linguaggio del corpo, il tono della voce e l’espressione del volto sono elementi fondamentali della comunicazione non verbale e paraverbale e possono rivelare molto sui nostri stati emotivi e sul nostro stile comunicativo. Le persone con uno stile Aggressivo-Passivo spesso manifestano un linguaggio del corpo contraddittorio: possono sembrare rilassate e accomodanti, ma il loro tono di voce può essere sarcastico o la loro espressione facciale può tradire un’emozione negativa sottostante. I Manipolatori, invece, sono maestri della comunicazione non verbale e, spesso, l’unica strategia utile risulta essere quella di essere molto attenti e consapevoli del proprio mondo interiore: quella certa cosa detta in maniera suadente è davvero – anche – nel mio interesse? Un esempio di domanda da porsi sempre.

Da un punto di vista psicologico ci troviamo in entrambi i casi di fronte a profili caratterizzati generalmente da scarsa autostima e ferite primarie importanti nello sviluppo: “siccome non vengo ascoltato/amato, questo è l’unico modo per ottenere ciò di cui ho bisogno”.

cosa fare stili di comunicazione parte 2

Cosa fare?

• Osservazione di sé: prendere del tempo per osservare i propri schemi comunicativi e identificare eventuali tendenze problematiche come fin qui articolato. Osservare criticamente, ma senza giudizio e inutili colpevolizzazioni che non farebbero altro che sortire un effetto opposto a quello voluto: la mente, per difendersi, può rendere ciechi a se stessi. Se limitiamo il nostro bisogno di difenderci (dai nostri autogiudizi, dal nostro censore interno, il “Super Io” di psicoanalitica memoria) ci apriamo alla possibilità di vedere realmente noi stessi. E cambiare, laddove servisse.

• Assertività: apprendere ad esprimere le proprie opinioni e i propri bisogni in modo chiaro e rispettoso, senza essere né aggressivi né passivi, né manipolativi. Chiari e rispettosi, di sé e del prossimo.

• Limiti e mediazione: apprendere a definire confini ma anche mediare, alla luce della comprensione che pure l’Altro ha i suoi legittimi bisogni. Che contano tanto quanto i propri.

• Consapevolezza: sviluppare la consapevolezza delle proprie emozioni, ciò che di fatto guida il nostro porci col prossimo.

• Supporto: se si ha difficoltà a gestire situazioni difficili, non esitare a chiedere aiuto ad un/una professionista.

Note generiche di gestione degli stili secondari

Il tema sarà ampiamente discusso e approfondito nelle lezioni dell’area riservata dedicate della Comunità (clicca qui per entrare a farne parte). Interagire con persone che adottano stili comunicativi Aggressivo-Passivo o Manipolativo può essere sfidante. È fondamentale curare e sviluppare la propria capacità di mantenere la calma e rispondere in modo assertivo, evitando di entrare in conflitto e rispondere così al loro “gioco”. Impostare dei limiti chiari è essenziale per proteggere i propri confini emotivi e relazionali. Cercare il supporto di un mediatore può essere utile in situazioni particolarmente complesse, come un conflitto prolungato con un familiare o un collega. Un mediatore imparziale può aiutare le parti coinvolte a trovare soluzioni costruttive e a migliorare la comunicazione. In caso di ambienti francamente tossici, piuttosto che rovinarsi la vita è consigliato fare di tutto per cambiare aria. La salute non ha prezzo e il conto prima o poi arriva, in termini di salute fisica e mentale, con gli inevitabili successivi problemi sul lavoro che comunque si manifesteranno (assenze per malattia, cali prestazionali ecc).

Attenzioni e cautele

Comprendere gli stili comunicativi è il primo passo verso una comunicazione più efficace e sana, meno disfunzionale al proprio benessere e quello di chi ci sta intorno. Tuttavia è fondamentale ricordare che siamo tutti esseri umani e che ciascuno di noi è caratterizzato dalle proprie sfumature e complessità. Occasionali o circostanziali utilizzi delle modalità di porsi fin qui descritte non sono da intendersi come espressione di essere “parte di quella categoria” (si veda la Parte 1 dell’articolo per comprendere il senso del riferimento): il problema si ha quando ci si pone più o meno costantemente in una certa maniera. Quando si ripropone rigidamente lo stesso schema comportamentale, generando problemi a se stessi e al prossimo. Detto ciò, quindi, dovrebbe essere ben chiaro che nel tratteggiare gli stili comunicativi e relazionali non ci stiamo riferendo alle occasionali “bisticciate” con gli amici (magari a seguito del bicchiere di troppo) o a quella volta che si era troppo stanchi e nervosi per gestire quello scambio col proprio collega o partner, o ancora quella volta che si è voluto convincere il proprio capo ufficio a concedere il permesso di cui si aveva bisogno o i propri genitori a comprare l’agognato motorino…

La domanda chiave è una:
Sto rispettando me stesso e il mio prossimo? Se la risposta è sì: nessun problema.

Divenire consapevoli e superare gli schemi disfunzionali del proprio porsi in ambito relazionale è sicuramente una delle chiavi per coltivare e vivere una spiritualità sana, con benefici per il prossimo e se stessi.

Prossimamente la terza parte dell’approfondimento.

Author
Immagine di Angelo Bertuccio
Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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