Perchè lo Yoga?

Vi racconto la mia storia

Angelo Bertuccio, classe ‘80, una generazione che ha vissuto importanti transizioni sociali e culturali. Lo Yoga si è fatto strada nella mia vita come epilogo di un percorso che mi ha visto per anni praticante di arti marziali e sport da combattimento, arruolato nell’Esercito ho partecipato alla missione SFOR in Bosnia-Erzegovina alla fine degli anni ‘90. Vissuto vari periodi all’estero, studiato lingue e letteratura all’università, in seguito laureato in psicologia.

Da sempre interessato allo studio della natura umana, ho trovato nello Yoga quella dimensione di equilibrio che da sempre ricercavo. Ho praticato diversi stili, in particolare la Scuola Shivananda – di cui sono insegnante certificato RTY-200 -, il Kundalini Yoga, l’Ashtanga Vinyasa e lo Yoga Tibetano della tradizione di Namkhai Norbu Rimpoche. Nel mio percorso di ricerca devo molto alla Scuola Satyananda, grazie agli insegnamenti di sn. Trigunananda Saraswati, col quale ho approfondito il metodo Satyananda ad indirizzo terapeutico.

Pur avendo trovato il mio percorso personale credo fermamente che lo spirito dello Yoga sia Uno; alla luce di ciò continuo a confrontarmi regolarmente con altri stili e sistemi filosofici, sempre nel rispetto delle differenti tradizioni.

Ho seguito periodi di ritiro e vita ashramitica sotto la guida dell’acharya Swami Anandananda Saraswati, Swami Arunkiran Saraswati e Swami Shaktidhara Saraswati.

Pratico lo Yoga come percorso di vita, cercando di trasmettere pillole di quei preziosi insegnamenti millenari che ho avuto la fortuna di ricevere fino ad oggi.

Vivo lo Yoga come sentiero verso una più alta consapevolezza, di noi stessi e del nostro essere nel mondo, come strumento per vivere più pienamente e con maggior serenità la propria esistenza; la sua pratica come infinita fonte di spunti di riflessione finalizzati all’evoluzione personale.

Per me lo Yoga è un’esperienza interiore da vivere in ogni singolo gesto del quotidiano.

Com'e' iniziato l'interesse per lo Yoga e la Meditazione

Perché lo Yoga? Ci sono tanti modi per ottimizzare i vari aspetti della tua vita, per sentirti più in equilibrio, nel corpo e nella mente: potresti prendere una pastiglia quando hai l’ansia, o sfogare ripetutamente la tensione tirando pugni al sacco, o ancora rimuovere i reali temi della tua esistenza buttandoti a capofitto in qualche sport estremo (e io, beninteso, l’ho fatto!)… ma vedi: NULLA come il percorso dello Yoga è in grado di garantirti quella completa inclusività di tutti gli aspetti della natura umana che è propria della sua essenza: lavorando sul corpo, sul respiro e sulla mente. Insieme. Cambiandoti in profondità e in maniera stabile e duratura. Tutto questo non avviene per miracolo o dall’oggi al domani, ma come inevitabile frutto di un impegno costante e perseverante (abhyasa). Non ti dirò che in tre lezioni sul respiro risolverai tutti i tuoi problemi, semplicemente perché ti mentirei. Ma ti fornirò degli strumenti eccezionalmente efficaci, per iniziare a cambiare la tua esperienza della vita. Un cambiamento concreto, reale e profondo.

Questo è il percorso che voglio iniziare a condividere con te.

Il significato del logo del percorso

L’immagine racchiude in sé alcuni simboli fondamentali strettamente collegati al percorso proposto.

Lo spicchio di luna sdraiato che include l’immagine, legato alla fiamma presente come apice, richiama l’omologo simbolo presente nella tradizione dello Yoga e riscontrabile stilizzato anche nella parte alta dell’Om; rappresenta la nostra esperienza del mondo, ovvero Maya: ciò che tradizionalmente è definito come un’illusione. In termini più sofisticati e contemporanei potremmo descrivere la realtà di cui facciamo normalmente esperienza come una co-costruzione collettiva che emerge sia dal nostro percorso evolutivo come specie (avente organi sensoriali e un sistema nervoso che ci consentono di “leggere” e dare forma condivisa alla realtà nella quale ci siamo sviluppati), sia dal fatto che come collettività condividiamo dei codici culturali, troppo spesso assunti a valori assoluti e causa primaria di quella che più avanti andremo a definire come “sofferenza evitabile”. Ecco quando le “illusioni” vengono vissute come realtà fondamentale, appunto. Dentro questa cornice è racchiuso un noto simbolo usato in psicologia per descrivere l’interdipendenza, ovvero la cosiddetta figura-sfondo: la figura è percepibile in quanto distinta dallo sfondo e viceversa. Oltre a ciò, in base a come la nostra mente si dispone ad osservare la figura, potremo percepire i due volti o il calice, a sottolineare il ruolo della mente nel descrivere la realtà esperita. Questa dualità fondante e necessaria è alla base di tutta l’esperienza che la nostra coscienza fa del mondo: dalla percezione sensoriale fino alla formazione del pensiero. I due volti che si guardano esprimono la necessità di conoscere sé stessi, sia dal punto di vista della propria identità (come vedremo, anch’essa una co-costruzione), sia dal punto di vista della conoscenza della propria natura più ultima di animali sociali con specifiche pulsioni profonde a guidare le nostre esistenze. Tale concetto di conoscenza è sempre associato all’attitudine ad osservare e osservarsi con distacco, senza giudizio. Anche questo un tema focale dello Yoga. Infine, il calice altresì osservabile esprime la conoscenza da cui deriva la comprensione più “alta” della realtà: da questa comprensione, profonda e intuitiva, emergerà lo stato rappresentato dalla fiamma… per alcuni forse nella forma delle più elevate esperienze mistiche, per tutti sicuramente nella sostanzialità di una mente più libera, aperta, leggera, rilassata e ripulita. Mai il termine Mokṣa, “liberazione”, fu più adeguato. Anche senza finalità mistiche.

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