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La purificazione nello Yoga classico – Parte 1

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Tabella dei Contenuti

Anzitutto poniamoci una domanda: a chi è rivolto il processo di "purificazione"?

  • Il processo di purificazione è rivolto al praticante convinto che abbia deciso di intraprendere un serio percorso di ricerca spirituale.
  • E’ rivolto altresì a chiunque abbia interesse a migliorare sensibilmente la qualità della propria vita.

Un breve riassunto dei principi fondamentali delle vie classiche dello Yoga

Semplificando al massimo, storicamente si è praticato lo Yoga con un unico fine: l’esperienza diretta di (ri)connessione col tessuto ultimo della Realtà, col Divino, con l’Assoluto (si veda qui). L’istanza nasce spontanea nell’essere umano che si pone domande alzando gli occhi al cielo. Un po’ come i nostri santi anacoreti, in sostanza parliamo di un “ricercatore/ricercatrice indipendente”; un ricercatore/ricercatrice che comunque ha bisogno di principi e metodo. La prima è più fondamentale intuizione che da sempre guida questi ricercatori è la necessità di sgravarsi il più possibile, quando non del tutto, dagli affanni della vita “mondana”, intesa come l’insieme delle fisiologiche gioie e dolori entro i confini del Velo di Maya – ovvero l’esperienza “illusoria” della realtà accessibile ai nostri sensi e potenziata al massimo grado dal comune vivere nelle società umane (si vedano gli articoli sui klesha, qui). La chiave resta la liberazione dal cosiddetto “attaccamento” alle forme della realtà sperimentata, un traguardo non facile da raggiungere mentre si vive immersi tra le gioie e i dolori del normale vivere sociale, specialmente nelle più ricche e opulente società dove i bisogni soddisfatti si tramutano in desiderio di superfluo (un insegnamento ideale ci viene dalla storia del Re illuminato Janaka, qui un riferimento). Oltre a ciò, per facilitarsi il compito e raggiungere il proprio aulico obiettivo, bisognerà impegnarsi a curare corpo, mente e spirito. La via delineata da approcci storici come quello di Patanjali o Svatmarama (che ritroveremo in prossimi approfondimenti) prevede quindi un percorso di “purificazione”, nel senso fin qui inteso di preparazione, che riguarda tutta la sfera del proprio essere.

Un sistema di corpo, mente e stile di vita.

Ai fini di una maggiore chiarezza espositiva inquaderemo l’essere umano come un sistema di corpo, mente e stile/contesto di vita, al fine di rendere accessibile la proposta anche a chi non fosse interessato a prospettive più propriamente “spirituali”: i benefici sono e restano per tutti.

La cura del corpo

Il corpo è lo strumento col quale la Coscienza si manifesta nel mondo, perciò va curato; nel senso di mantenuto funzionale all’obiettivo preposto, non di “investimento narcisistico”: se si soffre perché non si ha la linea o l’estetica culturalmente idealizzata (o al contrario si trae la propria felicità dalle condizioni opposte), non si è sulla via proposta: si sarà sull’ennesima altalena della vita e si finirà col generare moltissima sofferenza evitabile.

Sul piano propriamente della cura del corpo, le indicazioni riguardano:

  • La pratica fisica per consentire un armonioso fluire delle energie del corpo (Yogasana).
  • La pratica delle purificazioni (Shatkarma, ovvero “le sei azioni di purificazione” che puliscono fisicamente il corpo e temprano la mente di cui parlerò in un articolo nell’area riservata ai membri della Comunità).
  • Il curare la propria alimentazione secondo i criteri generali della leggerezza e della semplicità: mangiare sano, naturale e leggero aiuta sempre concretamente, palpabilmente, a sentirsi meglio a tutti i livelli. Semplice e scientificamente riconosciuto.

La cura della mente

La cura della mente è importante tanto quanto o più della cura del corpo. Ciò può essere fatto attraverso un vero e proprio addestramento della stessa, con il condizionamento di pensiero e linguaggio:

  • Impegnarsi primariamente a riconoscere il proprio stile di pensiero e iniziare (questo è il punto chiave: iniziare!) ad osservarlo con consapevole distacco, senza identificarsi con le proprie idee, emozioni, credenze. Riconoscere la propria indolenza, narcisismo, oppositività o negatività mentale che sia non deve implicare un’inutile autocondanna – solo peggiorativa della propria esperienza di vita -, bensì fornire lo spunto per migliorarsi attraverso la pratica del riconoscere e non indulgere nei propri schemi di funzionamento/pulsioni. Agire e non re-agire. Si tratta ovviamente di un lavoro complesso e, spessissimo, risulta necessario un aiuto esterno; che si tratti del bisogno di un supporto specialistico per i casi di maggiore sofferenza/disfunzionamento o del problema di vedere realmente sé stessi attraverso la lente di sé stessi. Non è da tutti riuscirci da soli; bisogna fare un lavoro di studio lungo e profondo, con la buona volontà di mettersi in discussione e fare pace con sé stessi e col mondo, così com’è.
    Se non è facile pensare sempre positivo (vedi qui), è sicuramente possibile per tutti allenarsi a non indulgere nel pensiero negativo – riconoscendolo come tale – e, al contrario, curare ciò che porta serenità, piacere di vivere e, di riflesso, mente positiva.
  • Assolutamente collegata col punto di cui sopra è la cura del linguaggio: come dimostrato da decenni di ricerche, pensiero e linguaggio sono profondamente interconnessi. Se il proprio linguaggio è ricco di espressioni negative, ad esempio, anche il proprio pensiero lo sarà… e di riflesso la propria esperienza interiore, oltre a ciò che verrà proiettato all’esterno creando problemi. Il linguaggio è perciò un potentissimo potenziale strumento di condizionamento positivo. Osservare il proprio linguaggio e provare a modificarlo il senso più positivo è alla portata di tutti; iniziare con l’osservare – quindi controllare – cosa si sta dicendo, come lo si sta dicendo, le implicazioni. Si provi in particolare ad essere gentili col prossimo e con sé stessi (per un’ampia articolazione in tema si rimanda ai relativi appunti sulla gentilezza, qui). Si sottolinea inoltre che essere sgarbati o aggressivi-passivi, inutilmente polemici o dire tutto quello che passa per la testa sul momento può essere “sintomo” di traumi, di ferite, che andrebbero elaborate. L’aggressività, in tutte le sue forme, fa spesso parte delle proprie disposizioni temperamentali; sarà perciò utile stemperarla con l’esercizio della pazienza e della gentilezza, ad esempio. O evolverla nella sempre utile –  per tutti – assertività. Col tempo l’aggressività sarà sempre meno invasiva e quindi potenzialmente problematica.

 

“Cadi 7 volte per rialzarti 8” resta il principio guida universale.

Curare il proprio stile di vita

Curare il proprio stile di vita è infine fondamentale sia che si voglia perseguire la ricerca spirituale sia che, più semplicemente, si voglia vivere meglio. Ancora una volta si tratta di verificare e nel caso rivedere le proprie abitudini:

  • Selezionare gli ambienti. In una condizione ideale vivere vicino alla natura è nettamente meglio che vivere in una grande, affollata, caotica e nervosa città – perché queste sono le qualità che respireremo con il nostro corpo e con la nostra mente. Non sempre è possibile, ovviamente; però è possibile organizzarsi per ritornare alla natura con regolarità, dalle gite fuori città alla frequentazione di parchi o ambienti simili dove passeggiare e riempirsi i sensi dell’esperienza della natura. I colori, gli oggetti dei quali ci si circonda… tutto parla di noi stessi e a noi stessi e lascia tracce nel nostro essere.
  • Selezionare le proprie frequentazioni; superfluo dirlo, talvolta è sfidante realizzarlo. Le frequentazioni sono come le abitudini… alcune sono buone, altre meno. Di tutte si è in una certa misura dipendenti. Tutte manifestano resistenza al cambiamento. Vecchie relazioni disfunzionali (anche amicali), gruppi caratterizzati da dinamiche problematiche, gli esempi sono infiniti nella vita di ciascuno di noi. Se talvolta è più difficile oggettivamente cambiare l’ambiente lavorativo, si può sicuramente curare la sfera delle proprie relazioni extralavorative, anche in questo caso tagliando alla bisogna qualche ponte che – come il più delle volte si sa già dentro di sé – non porta nulla fuorché il mantenimento di abitudini problematiche. Frequentare o rinforzare le frequentazioni di gruppi o persone che condividono il proprio percorso o rappresentano un modello positivo è invece una buonissima idea. Le relazioni sono fondamentali per la qualità della nostra vita, in quanto nutrono l’animo tanto quanto il cibo nutre il corpo. E’ utile inoltre ricordare che qualsiasi cambiamento ha un ineludibile costo in termini di stress da cambiamento: la nostra mente si trova a suo agio in ciò che conosce, nelle abitudini, a prescindere da quali esse siano e dalla loro valenza. Ma si tratta di un pegno che inevitabilmente porterà benefici nel lungo termine.
  • Selezionare le proprie attività, i propri hobby e abitudini. Esempio banale ma rappresentativo: piace ascoltare musica metal in quanto la si sente “vibrare” con le corde del proprio essere, col senso interiore di rabbia e smarrimento, dando loro sfogo ma anche rinforzando queste tensioni. Forse potrebbe essere utile provare a sospendere quel tipo di ascolto ed iniziare a provare altri generi… che magari veicolino in maniera differente i propri moti interiori. La rabbia spesso nasconde tristezza, nasconde ferite. Ferite che per essere sanate hanno anzitutto bisogno di essere riconosciute. Sperimentare il cambiamento è alla portata di tutti.

Dalla rabbia alla compassione

Preciso: non ho nulla contro la musica metal o generi simili – che ho ascoltato per decenni pure io -, né come arte né come mezzo per gestire, dare forma, ai propri moti interiori più infuocati o ombrosi… qui però si sta provando ad andare oltre quella che è la “normalità” con la quale si è vissuti fino al momento presente. Stiamo provando a fare degli esperimenti per vedere cosa succede se modifichiamo questo o quel fattore nelle nostre vite. Per restare nel contesto dell’esempio, si pensi alla commozione che talvolta prova chi si lascia andare durante l’ascolto di musica classica o spirituale, i cui suoni armonici vibrano con le corde più profonde e “alte”, sottili, del proprio essere – se solo ci si lascia andare un po’. Si tratta di un genere di commozione liberatoria che “purifica” letteralmente il proprio animo, portando talvolta alla luce le radici più profonde del proprio io ferito… quell’io che tipicamente risponde al dolore coprendolo con rabbia, indifferenza/durezza, iperattività, o edonismo o piacioneria che sia (si è estremamente gentili e a modo perché si vuol piacere-→ essere amati. Ma se non si piace a qualcuno – o si crede di non piacere – inizia a manifestarsi sofferenza interiore e rabbia)… in un certo senso, tutti gli individui subiscono “traumi” nella propria crescita, in quanto il “trauma” è una normale manifestazione dell’imperfetta, imponderabile e incontrollabile natura della realtà, della vita; per alcuni si tratta di “piccoli” traumi che tempreranno le caratteristiche dell’individuo futuro, per altri di grossi traumi che ne bloccheranno o renderanno difficoltosa l’evoluzione. Naturalmente è tutto relativo al contesto in cui si vive e alle richieste di adattamento socio-culturale: per un bambino di epoca e cultura vichinga essere testimone di una battaglia sanguinaria non aveva certo gli stessi esiti adattivi critici che avrebbe in un bambino di una contemporanea società civile oggi. Si ricordi che già nell’HYPradipika viene delineata come condizione essenziale per iniziare una sadhana yogica il vivere in un ambiente armonioso regolato da leggi a tutela della persona. In molti rami della tradizione classica si sottolinea l’importanza di un ambiente tranquillo come condizione essenziale per coltivare ed evolvere efficacemente sé stessi.

Nel profondo

Nel profondo tutti noi esseri umani miriamo all’armonia e alla serenità, come passaggi evolutivi di un cammino iniziato con il perseguimento della mera sopravvivenza individuale e del proprio gruppo ristretto. Ma possiamo e dobbiamo andare oltre, come individui e come società.

Nel prossimo importante approfondimento:

Errori ed illusioni della via della purificazione. Non perdetelo.

Author
Immagine di Angelo Bertuccio
Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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