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La purificazione nello Yoga classico – Parte 3

purificazione e purezza
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Altre 4 cautele ed errori lungo la via della purificazione

Concludiamo il ciclo dedicato ad introdurre il primo livello del concetto di purificazione. In questo approfondimento esploreremo altre 4 cautele ed errori sempre dietro l’angolo per chi si incammina lungo questo sentiero. Come di consueto si tratta di argomenti che riguardano una sfera ben più vasta nelle nostre vite: riguardano il modo con cui noi tutti ci poniamo con noi stessi e nel mondo.

1 - Purezza di azione e pensiero

Purezza dell’azione e del pensiero: pensare bello e pensare santo? Non solo e non basta. Aiutare qualcuno con l’aspettativa di ottenere qualcosa in cambio non è un’azione pura ed esprime una piuttosto comune tendenza interiore. Se il do ut des di latina memoria descrive piuttosto efficacemente la “normale” natura umana, sicuramente non è il riferimento di chi decide di incamminarsi lungo il sentiero della purificazione di sé come inteso dallo Yoga. L’aspettativa, il calcolo… contaminano il pensiero e l’azione. Avere meno aspettative (o meglio: non averne affatto) si traduce in minor sofferenza potenziale fatta di acredini, delusioni, rancori ecc, oltre che nella possibilità di diffondere maggiormente il bene intorno a sé… anche semplicemente perché si avranno meno resistenze, si faranno meno “calcoli”, prima di agire a beneficio di qualcuno. Non è facile, ma è un esercizio che se coltivato genuinamente aiuta davvero a vivere meglio. Donare, aiutare, essere gentili e fare del bene senza aspettative fa stare primariamente bene noi stessi. E’ scientificamente appurato.

2 - Purezza come valore morale

Purezza come valore morale: riguarda il fatto di riferire ad una sorta di valore morale il concetto di purezza, che viene ascritto ad una sfera di qualità che normalmente nella nostra cultura associamo alla “perfetta bontà”. In parte è così, in parte… non del tutto. Nell’intendimento di nostro interesse può invece essere utile pensare all’attitudine dei bambini piccolissimi: quando ridono felici… ridono felici. Quando piangono disperati… piangono disperati. Se sono arrabbiati… sono arrabbiati. Cambiano le condizioni, cambia la manifestazione dell’esperienza interiore. In questo senso, qualsiasi manifestazione è da considerarsi “pura” quando lasciata sorgere spontaneamente e altrettanto spontaneamente lasciata libera di manifestarsi e dissolversi. Senza “intenzioni” sottese o elaborazioni mentali di sorta. Senza “attaccarsi” a ciò che è successo proiettando ciò che succederà. Senza i giochi dell’ego insomma. Dobbiamo però tenere bene a mente che la purezza comportamentale a questo livello è quasi esclusivamente appannaggio (idealmente) dei santi o di chi vive in contesti comunitari dove un certo tipo di valori e modo di essere è codice condiviso; in caso contrario si rischia di danneggiare il prossimo o generare contesti relazionali avvelenati, e quindi disfunzionali. Meglio allora usare le virtù di gentilezza e pazienza (insieme ad una opportuna dose di assertività) per orientare la propria bussola nel quotidiano (vedi qui per un riferimento).

3 - Ipocrisia

Ipocrisia: si tratta di una delle criticità più pervasive in quanto spesso difficile da scovare, dato che la mente tende a costruire narrative distorte pur di salvaguardare la propria identità/immagine di sé. Si ricorda una volta di più che qui il punto non è necessariamente quello di diventare santi, bensì (anzitutto) alleggerire e migliorare la qualità della propria esperienza di vita: questo da solo guida inesorabilmente l’individuo verso uno stato naturalmente più sattvico, di leggerezza, trasparenza (attraverso la trasparenza ottenuta dalla purificazione possiamo accedere ad Atman, insegna la Tradizione), di “purezza” nel suo intendimento più sano. Una persona genuinamente tranquilla avrà una disposizione migliore nei confronti del mondo. Tuttavia: un individuo si può mostrare in pubblico gentile, affabile e “positivo” mentre interiormente rimugina e coltiva rancore, che comunque troverà espressione – spesso non controllabile – nelle più sottili maniere, ad esempio tramite aggressività passiva, comunicando con una pragmatica sottilmente o esplicitamente aggressiva o denigratoria, moraleggiando o puntando il dito contro gli “altri che non capiscono” o sono “indegni” del proprio amore o attenzione ecc. Anche in questo caso si tratta di una tematica piuttosto diffusa non solo nel mondo spirituale. In area più prettamente spirituale gli esempi, anche estremi, non mancano: per chi non lo conoscesse, invito alla visione della serie documentario sulla comunità americana di Osho: “Wild Wild Country”, un caso storico che potrebbe lasciare non pochi a bocca aperta. Dinamiche settarie ma anche tanta psicologia da – letteralmente – spiritualità malata.
L’antidoto risiede anzitutto nel lavorare su di sé e nel coltivare l’ascolto interiore, quindi modulare con la maggiore coerenza e genuinità possibile il proprio porsi nel mondo.

4 - Nevrosi da pulsioni e bisogni repressi

Nevrosi da pulsioni e bisogni repressi: con questa espressione da psicoanalisi della porta accanto qui intendiamo uno stato di sofferenza interiore che può assumere forme comportamentali. Tale stato è dovuto alla repressione delle proprie pulsioni o bisogni. Un esempio tipico è la scelta della castità senza avere gli strumenti adeguati per gestirne l’impatto sul proprio corpo e sulla propria psiche. Due esempi di inevitabili epiloghi: si inizierà ben presto a divenire inconsciamente sempre più seduttivi e ricercare occasioni fino al fallimento del proponimento (con magari danni per relazioni avventate o comportamenti di abuso ecc), oppure si inizieranno a sviluppare “sintomi” quali tipicamente grande rigidità/durezza interiore e comportamentale, ansia o comportamenti ossessivi per “scacciare il pensiero” o – peggio – proiettare sugli altri le proprie ombre in tema. Al contrario si potrà passare il proprio tempo mentale a fantasticare con chi e come accoppiarsi… non molto utile sotto alcun punto di vista, si converrà facilmente. La problematica relativa alle pulsioni o bisogni repressi può naturalmente riguardare qualsiasi ambito della propria vita e, inevitabilmente, è strettamente collegata con tutte le precedenti criticità fin qui descritte (in riferimento al precedente articolo, qui). Ancora una volta di più vale il principio: conosci te stesso.
L’antidoto è sempre l’esercizio della consapevolezza e dell’autoascolto.

In conclusione

In conclusione, la via della purificazione è un cammino per chiunque voglia vivere meglio con sé e con il prossimo. Si tratta di un percorso i cui principi aiutano ad avvicinarsi al nucleo più luminoso di sé, consentendo di uscire dai tediosi giochi dell’ego – che inevitabilmente si incontreranno lungo questa via – fatti di attaccamento alle idee, sovrastrutture problematiche, rancori, aspettative e ogni sorta di “gioco mentale” tipico del comune essere al mondo. La via della purificazione può aiutare a realizzarsi più pienamente come Esseri Umani, nell’accezione più alta del termine.

Author
Immagine di Angelo Bertuccio
Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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