Esplorando le 3 Menti: Un Modello Psicologico per il Benessere Interiore

le 3 menti

Tabella dei Contenuti

Le 3 menti: di cosa parliamo?

In questo articolo voglio parlare di un modello psicologico che proviene dagli insegnamenti del Kundalini Yoga trasmesso da Yogi Bhajan, una figura molto nota dello Yoga in occidente (controversie comprese) in virtù del suo impegno negli Stati Uniti a partire dalla seconda metà del ‘900. Questa idea delle tre menti proviene dal modello dei “10 corpi” da lui descritto e su cui nel presente articolo non ci dilungheremo, anche perché trasuda elementi di contaminazione e sintesi con certe suggestioni della cultura New Age americana, con la quale all’epoca della diffusione del KY si trovo’ a dialogare. La parte che invece ho sempre reputato di un certo valore descrittivo è quella relativa al secondo, terzo e quarto “corpo”, le 3 menti appunto. Si tratta di un modello che a quanto mi risulta non ha corrispondenti nell’ortodossia accademica psicologica*; Vediamo di scoprirlo insieme.

*Si consideri che il modello non pretende di avere una funzione predittiva clinica secondo alcun inquadramento nosografico, bensì semplicemente aiutare chi lo comprende e usa a conoscere, mettere in discussione e ridirezionare i propri schemi di funzionamento e pensiero verso una più proficua direzione, al fine di migliorare la qualità sperimentata della propria vita. Offre invece interessanti sponde al modello dei chakra e dei dosha dello Yoga e dell’Ayurveda, la medicina indiana.

Mente negativa, positiva, neutrale

Anzitutto teniamo ben a mente questo principio fondante: se qualcosa è presente nella nostra natura, è perché ha avuto una funzione adattiva, ovvero ci ha consentito “di sopravvivere”, psichicamente o proprio fisicamente che sia. Adattamento non è tuttavia sinonimo di evoluzione; nello Yoga si invita a superare i propri schemi adattivi (evolutivi individuali e culturali) al fine di aprire una più ampia finestra di possibilità esistenziali – e quindi trovare una maggiore armonia nella propria vita. Nella successiva descrizione verranno enfatizzati gli aspetti problematici caratteristici della dominanza di una delle tre menti nella nostra esperienza interiore; tali “menti” infatti coesistono in tutti noi e, in varia misura, possono prendere il sopravvento in maniera alternata durante le varie fasi della nostra vita. Si faccia infine attenzione al fatto che le definizioni di “negativa” e “positiva”, come vedremo, non vanno interpretate necessariamente nel senso comune di “non buono”/”buono”. Per comprendere ciò si prenda a riferimento il principio fondante di inizio paragrafo.

La mente negativa

Si tratta della mente rivolta al passato. Ha una funzione protettiva legata alla capacità di creare associazioni – inconsce o meno – con le esperienze del passato al fine di evitare la sofferenza. E’ la mente del rimuginio, la mente dei “blocchi esistenziali”: avendo quel certo tipo di persona o situazione causato sofferenza in passato non riesco più a pormi in maniera positiva o neutrale, equanime, con tutte le persone o situazioni che mi rimandano alla passata esperienza. E’ la mente dei primissimi traumi infantili, quelli legati al cosiddetto attaccamento (la costituzione dei legami affettivi). E’ la mente che domina quando si è depressi, ovvero in una condizione in cui il sistema è massimamente proteso verso la chiusura. Letargia, pigrizia, esitazione/paura, difficoltà a “pensare il futuro”, a immaginare le possibilità positive che la vita potrebbe offrire, così come la tendenza a ripetere gli stessi schemi disfunzionali del passato, come in una sorta di loop dal quale non si riesce ad uscire. Ad esempio, dal trauma infantile di un attaccamento instabile con le figure genitoriali mi ritrovo a non riuscire a stabilire relazioni sane e durature con altre persone, oppure mi innamoro sempre della persona sbagliata con cui finisce sempre nella stessa maniera… ecc. Sono tutti esempi di tendenze disfunzionali che si presentano quando questa mente prende il sopravvento in maniera eccessiva. Oltre che alla depressione può essere associata alla rievocazione malinconica di un ipotetico passato felice. Nel suo aspetto più sano è però la mente che ci consente, grazie al processo di apprendimento, di non ripetere gli errori, di discernere, di fermarci di fronte il pericolo.

La mente positiva

Si tratta della mente rivolta al futuro. Ha una funzione proiettiva legata alla capacità di desiderare e immaginare il futuro e le sue possibilità. E’ la mente dei progetti, dei sogni e delle ambizioni, ma anche delle illusioni. E’ la mente che spinge all’azione, al movimento, al cambiamento, a guardare sempre avanti. Offre possibilità ma aumenta anche esponenzialmente i rischi: quando domina senza misura è facile manifestare la tendenza al rischio o a fare castelli in aria, impulsività o, paradossalmente, in alcuni casi può portare all’inerzia di chi vive nei sogni (“che bello, un domani farò…”). Questa è la mente dell’energia propulsiva e del moto interiore. Emotivamente è associata alla felicità o, come possibilità disfunzionale patologica, alla maniacalità.

La mente neutrale

Si tratta della mente stabile nel presente. La mente che rileva il dispiegarsi della realtà fluendovi tramite il ragionamento sui dati contingenti, la prospettiva e, soprattutto, l’intuizione (di cui parleremo estesamente in un prossimo articolo, per ora la si intenda come la capacità di comprendere correttamente aspetti della realtà senza analisi ed elaborazione di informazioni a livello conscio). E’ la mente pura, nel senso che esprime genuinamente i suoi contenuti in maniera opportuna al contesto, entro una visione d’insieme complessa della realtà. E’ la mente della “giusta azione” – qualunque essa sia, non in senso strettamente etico o morale –, ovvero un’azione scevra dalle distorsioni della mente negativa o di quella positiva, che qui divengono utili ancelle della mente neutra. E’ la mente che lo Yoga si propone di coltivare.

le 3 menti driver

I “driver” delle 3 menti

La mente negativa e quella positiva sono guidate dal sistema delle emozioni, ovvero, concettualizzando, dal bisogno di ottenere una ricompensa (emozioni positive) e dal bisogno di evitare esperienze negative (emozioni negative). Le emozioni, per loro natura, sono altamente instabili. Quando domina costantemente un certo pattern emozionale – ad esempio depressivo – si tendono a generare notevoli bias, ovvero distorsioni, errori di rappresentazione della realtà che non fanno altro che autoconfermarsi generando dei veri e propri circoli viziosi, che possono divenire nel tempo estremamente dolorosi e paralizzanti. Al contrario, la mente neutra è invece guidata dalla ragione e dall’intuizione.
Una mente rilassata è una mente intuitiva. Una mente rilassata è in grado di ragionare meglio. Tuttavia, come argomentato nel precedente articolo (qui), la ragione non è sufficiente da sola, in quanto essa stessa subisce le influenze delle emozioni quando sono particolarmente intense e, più in generale, degli schemi mentali che esse vanno a rinforzare; se la mente dominante è quella negativa, ad esempio, la ragione si porrà al servizio di tale mente negativa, elaborando validissimi ragionamenti per dimostrarsi e dimostrare che veramente si è senza via di uscita e la propria esistenza è un disastro (il già citato loop disfunzionale che si autoconferma).

Mente negativa dominante in maniera sbilanciata

Esempio 1

Si vive un’esperienza negativa la mattina e, magicamente, tutta la giornata andrà male. Giornata no. Vera sfortuna. Oppure no? La maggior parte delle volte si tratta in realtà della distorsione operata dalla mente negativa, la quale continuerà a registrare, ingigantendola, ogni anche piccola esperienza negativa e a trascurare o sminuire gli eventi positivi (che potrebbero essere in potenza anche molti di più degli eventi negativi – qui inteso nel senso che generano emozioni negative). La memoria è una funzione cognitiva selettiva anch’essa guidata dalle emozioni. Alla fine ci si dirà che è stata una pessima giornata. Questo modo di esperire il quotidiano da occasionale può diventare stile di vita e pensiero caratterizzante, in cui la sofferenza si fa vera e propria identità. “Sono sfortunata” diventa la chiave di lettura della realtà che si vive giorno dopo giorno, ovvia “verità” incontestabile… anche a rifletterci bene: d’altra parte, come si suol dire, la mente è letteralmente il filtro col quale la Coscienza si affaccia e si descrive la realta’. Semplicemente non si riesce a vedere altro. Ora, il senso di identità è ciò che più di tutto la natura umana vuole proteggere, perciò il cambiamento risulterà estremamente sfidante: si attiveranno paradossali “difese” per sostenere questa identità sofferente. Si rinforzeranno affermazioni interiori tipo “non posso cambiare”, “nulla può cambiare”, “la mia vita è una disgrazia”, “questi discorsi non valgono per me” ecc, ovvero tutte quelle affermazioni disfunzionali e autoconfermanti che possono paralizzare un’intera vita. Almeno fintanto che un evento estremo non inneschi una salvifica richiesta di aiuto attivando uno slancio verso il cambiamento… il celebre “toccare il fondo del barile”.

Esempio 2

Incontro sul lavoro: ci si presenta sospettosi, braccia conserte, faccia seria, certi che la controparte sia un poco di buono e ci voglia fregare. Perché ovviamente così va il mondo. L’altra persona, che magari era anche ben disposta, rilassata e con una buona proposta per entrambi, dopo un po’ comincerà a chiudersi, riflettendo sfiducia e diffidenza… e l’affare – oltre che l’incontro umano – salterà.

Mente positiva dominante in maniera sbilanciata

Esempio 1
Si attraversa col semaforo rosso e va tutto bene per due volte. Alla terza non si vede la macchina in arrivo…
Esempio 2
L’impulsività che conduce a fare cattivi affari o dentro relazioni disfunzionali, ovvero generatrici di problemi e infelicità. Ci si lascia affascinare dal trascinante macho di turno che poi si scopre essere un individuo possessivo e aggressivo. Ci si lascia fregare dal venditore di turno, dall’entusiasmo studiato e contagioso.

Mente neutra dominante

All’incontro di lavoro l’interlocutore ha un volto che trasmette subito antipatia, per non parlare del colore dell’abito, che rimanda ad una persona del passato col quale si ha memoria di pessimi trascorsi. Si osserva dentro di sé il sorgere di queste esperienze, senza lasciarsi soverchiare attivando modalità comportamentali reattive, pregiudiziali, difensive; restando neutri ci si presenta con sorriso, postura aperta e sincera buona volontà d’incontro. Contemporaneamente si è vigili e misurati. L’interlocutore magari si dimostra affidabile e si riesce a raggiungere il proprio obiettivo… o quantomeno non si è peggiorata la propria situazione in ambito relazionale o professionale.

La mente neutra e la mente positiva – entro la cornice sopra esposta – consentono inoltre di trovare alleati… piuttosto che minacce e “nemici”.

Esercitare la consapevolezza dei nostri processi interiori è quanto ci invita a fare lo Yoga come primo ed essenziale passo al fine di liberarci dall’identificazione con gli stati mentali e dagli automatismi che guidano gran parte del nostro vivere.

Domande da porsi frequentemente

  • Quale mente sta guidando in questo momento?
  • Sta guidando in maniera equilibrata, positiva/utile o sono sopraffatto dalla sua guida?
  • Come mi potrei porre di fronte lo stesso problema/circostanza se usassi la mente immediatamente superiore? (positiva se sto usando la negativa, neutra se sto usando la positiva)

Provate nel vostro quotidiano a porvi più spesso possibile queste domande; all’inizio è già un notevole successo mettere in discussione le proprie certezze, i propri schemi mentali e rappresentazioni di sé stessi e della realtà.

E’ lo Yoga della mente. Buoni spunti e buona pratica.

 
 
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Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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