L’istinto e le sue insidie

istinto sue insidie

Tabella dei Contenuti

Istinto come risposta adattiva

Ai fini del discorso in esame definiamo l’istinto come l’insieme delle risposte adattive maturate attraverso la filogenesi – l’evoluzione della specie – e, in una prospettiva estensiva, l’ontogenesi – ovvero l’evoluzione individuale nella forma dei condizionamenti che guidano “istintivamente” il proprio pensiero e le proprie reazioni. Mettere le mani davanti il viso per proteggersi durante una caduta o una minaccia improvvisa è una reazione istintiva, così come, in questa prospettiva, una reazione rabbiosa o di paura che si manifesta come risposta automatica di fronte un certo tipo di stimolo (vedendo un topo si salta o sentendosi chiamare con un certo tono si scatta aggredendo).

Istinto, Muladhara chakra e autopreservazione

istinto muladhara chakra

L’istinto è legato alla dimensione del chakra della radice, Muladhara, in cui sono sopite le pulsioni primarie legate alla sopravvivenza. La sua funzione evolutiva è quindi volta al preservare la vita attraverso l’attacco o la fuga, intese come due facce della stessa medaglia: la tensione intrinseca della vita alla sua autopreservazione, che nella coscienza umana prenderà le forme più elaborate dei condizionamenti legati all’esperienza, anche in chiave psicologica.

La mente dominante nell’istinto è la mente negativa, protettiva* , la cui caratteristica dominante è “il guardare indietro” per andare avanti, ovvero l’uso dell’esperienza passata per orientarsi nel presente e programmare il futuro; purtroppo una sua tipica manifestazione è la ripetizione di schemi che hanno avuto una qualche funzione di salvaguardia della propria esistenza in passato. I benefici di questa funzione sono ovvi: dopo aver condiviso migliaia di anni con un certo animale pericoloso, l’evoluzione ci ha portato (ad esempio) ad esprimere risposte riflesse per facilitare la fuga alla vista di quel certo animale. Lo stesso si manifesta però con l’esperienza nel corso di vita, in particolare con le esperienze della prima infanzia (ma non solo, ovviamente); la modalità con la quale associamo gli stimoli legati alle varie esperienze condizionerà il modo in cui vivremo le esperienze future. Questo tipo di istintualità è spesso avvertito a livello del ventre (da qui l’espressione anglofona “feel your guts”, “senti le tue interiora”. Il riferimento va alle sensazioni trasmesse da quello che è impropriamente noto come “cervello emotivo”, il plesso mioenterico dell’intestino, al cervello “superiore” in forma di sensazioni profonde… viscerali appunto. Questo tipo di consapevolezza enterocettiva viene potenziata dalla pratica dello Yoga).

*Si vedano gli appunti sulle tre menti”. Anche la mente positiva, con la sua tensione “proiettiva”, può esprimersi nell’istinto come irresistibile pulsione ad agire verso l’oggetto che attiva il condizionamento. Le tensioni di evitamento e attrazione – Dwesha e Raga – si manifestano come due aspetti interdipendenti della stessa tensione di base – il mantenimento della vita e l’evitamento della morte, Abhinivesha, letteralmente “il gusto che si ha di sé stessi”: io ci sono e voglio esserci. Parliamo dell’autopreservazione.

Istinto e condizionamento: un esempio dai traumi

La vittima di violenza da parte di un uomo con un maglione verde potrebbe portare la persona a manifestare reazioni di evitamento ogniqualvolta si trova ad aver a che fare con persone vestite di verde. L’esempio così proposto è semplice da comprendere, ma si pensi alla quantità infinita di condizionamenti che possono agire nelle proprie vite. Anche nella forma dell’esperienza di attrazione: compro quel certo prodotto che ho associato a quella certa esperienza positiva: talvolta il sapore dopo averlo assaggiato… talvolta la suggestione della sua campagna pubblicitaria o il suo colore così accattivante. Sarà in tutti i casi la scelta migliore per noi? E così via per forme di condizionamenti sempre più complessi e, talvolta, problematici.

La storia di Agostina

Da piccola il bisogno di legame e accudimento non veniva soddisfatto dal padre, di natura piuttosto “evitante”; crescendo Agostina si sente “irrimediabilmente attratta” solo dagli uomini che la rifiutano, che le resistono… o magari la trattano addirittura male. Cio’ conferma il suo “modello interno” di sé, la sua autorappresentazione profonda, generatasi a partire dalla relazione primaria con la figura genitoriale (nella storia, ovviamente una semplificazione). Superfluo sottolineare come questi condizionamenti finiscano con l’avere una natura negativa sulla qualità della propria esperienza di vita portando al reiterarsi di esperienze negative a cui seguono sensi di colpa, incomprensione, ingiustizia, pessimismo e negatività varie.

Ogni volta che si ha a che fare con una persona con quella certa caratteristica ci si sente irrimediabilmente e “istintivamente” attratti… e inevitabilmente finisce male. Ogni volta che si ha a che fare con una certa situazione ci si sente “istintivamente” a disagio e si fa in modo di evitarla… perdendo potenziali buone occasioni (di vita, relazione, lavoro…).

Segui il tuo istinto! O no?

I semplici e comuni esempi sopra riportati servono a sottolineare come la nota espressione “segui il tuo istinto” possa risultare potenzialmente tutt’altro che sempre adeguata. Oltretutto, va ricordato che il primo chakra “riverbererà” sui chakra superiori, ovvero le tensioni istintuali e i condizionamenti acquisiti si manifesteranno a livello emotivo, facendo provare intense emozioni primarie (secondo chakra), arrivando a distorcere letteralmente i propri ragionamenti (terzo chakra), l’esperienza che si vive nei confronti degli altri e del mondo (quarto) e, naturalmente, cosa si esprime (quinto). Insomma, tutto il proprio essere è soggetto alle potenti tensioni derivanti da questo livello primario di esperienza della coscienza. Aggiungo: ainoi, è piuttosto facile avere a che fare con figure nel mondo della spiritualità che proiettano i propri irrisolti, i propri disagi interiori, i propri pregiudizi e i propri traumi verso l’esterno, assolutamente certi che il proprio infallibile istinto e l’intuito potenziato dalla pratica li stia guidando verso una chiara visione delle cose. Per poi fare danni e cagionare inutile sofferenza agli altri e a sé stessi. Come diceva Piero Angela: bene tenere la mente aperta, ma bisogna stare – molto – attenti che il cervello non vi rotoli fuori…

L’istinto come indizio da verificare e strumento di conoscenza di sé

Un modo più efficace per gestire il proprio istinto è quello di considerarlo come un indizio, un “allerta” da valutare: utile per frenare gli entusiasmi o fare un passo avanti, in base al contesto. In sostanza uno strumento per affinare la propria capacità di porsi più efficacemente nel mondo, nella ricerca della giusta misura – come direzione ideale! Non esiste una “giusta misura” assoluta; ricercando l’equilibrio di pensiero e azione suggerito dal buon senso e dalla saggezza, ovvero cercare di cagionare meno danni possibile a sé stessi e al prossimo. La capacità di auto osservazione maturata con la pratica (o un buon percorso psicoterapeutico) aiuta inoltre a  fermarsi e osservare, ovvero a non re-agire. Piuttosto è utile osservarsi, fermarsi, mettersi in discussione e impegnarsi a non seguire costantemente e ripetutamente i propri schemi reattivi comportamentali.

Nei prossimi appunti vedremo la relazione tra istinto e il cosiddetto “intuito”.

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Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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