Ostacoli al cambiamento: resistenze e schemi mentali

yoga in ufficio resistenze e schemi mentali

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Gli ostacoli al cambiamento: resistenze e schemi mentali

Hai raggiunto la consapevolezza che devi fare qualcosa per allentare il morso della tensione sulla tua vita, magari centrata sulle 9 ore che passi tutti i giorni in ufficio. Ti hanno parlato dei benefici riconosciuti di discipline come lo Yoga e la meditazione, hai letto che è possibile praticarlo in qualche forma proprio sul luogo di lavoro, potresti almeno provare ma…

“Sai” che lo Yoga è una roba per donne pigre (se sei un uomo il senso è che non sarebbe una disciplina “virile”, quindi per te, ovviamente) o per strambi spiritualoidi che mangiano verdurine e bevono tisane dalla mattina alla sera.

“Sai” che lo Yoga non fa per te perché sei una persona nervosa e non calma (spoiler: è vero esattamente il contrario. Chi si avvicina alle discipline spirituali spessissimo ha una vita interiore assai irrequieta).

“Sai” che sei troppo rigida/o per praticare Yoga.

“Sai” che praticare Yoga ti farebbe perdere il contatto con la realtà.

“Sai” che i tuoi amici o colleghi ti prenderebbero in giro.

“Sai” che è una perdita di tempo e che è meglio sfogare la tensione correndo o tirando colpi al sacco come fa la maggioranza delle persone normali (?).

“Sai” che sei troppo pigro.

“Sai” che è meglio rimettersi un po’ in forma prima di iniziare (a mettersi in forma?).

Last but not the least, ogni volta che decidi di iniziare c’è sempre un qualche ostacolo ad impedirtelo; il cane da portare fuori, l’appuntamento irrinunciabile, la stanchezza, la cefalea, per non parlare degli straordinari…

Tra il serio e il faceto, questi sono tutti efficaci e comuni esempi di ciò di cui stiamo parlando, gli ostacoli al cambiamento. Va da sé che questo tipo di disposizioni si possano riscontrare anche in chi ha già iniziato o ripreso ma fatica a costruire nuove abitudini. Vediamo ora nei prossimi paragrafi cosa intendiamo quando parliamo di ostacoli al cambiamento, che ascriveremo alle generiche definizioni di resistenze e schemi mentali.

Le resistenze

Croce e delizia di ogni iniziativa che richiede una qualche forma di cambiamento. Senza addentrarci in eccessivi approfondimenti psicologici, ci basti sapere che con l’espressione “resistenze” qui si fa riferimento a tutta una serie di esperienze fisiche e interiori che l’individuo non di rado vive quando si trova a dover uscire dalla cosiddetta e già ampiamente discussa “comfort-zone”, ovvero quando si potrebbe iniziare a fare qualcosa di nuovo o, per meglio dire: avviare un cambiamento. Aggiungiamo che tali resistenze si possono manifestare anche “a difesa” di contesti di vita o modi di essere altamente disfunzionali; si vive male e nonostante ciò l’intero essere si impegna a mantenere lo status quo – almeno fino a che non si tocca una qualche forma di fondo.

Le ragioni delle resistenze

Le ragioni di queste resistenze sono varie. Anzitutto, nel bene e nel male, siamo animali abitudinari; nell’abitudine costruiamo le nostre sicurezze e le nostre “certezze”, ovvero la nostra identità; identifichiamo noi stessi, “cosa è per noi” e cosa non lo è. Talvolta ciò è valido anche se si tratta di abitudini che ci fanno vivere male. Il “no” oppositivo, d’altra parte, è tipico della fase evolutiva che nella psicoanalisi è definita “fase anale”, in cui il bambino (e talvolta anche l’adulto se non si supera adeguatamente questa fase) inizia a sentire il bisogno psichico di identificarsi attraverso la contrapposizione e il controllo di sé; ma questa è una storia che necessiterebbe ben altri approfondimenti di relativa pertinenza con quanto si sta qui argomentando. Tornando al nostro discorso, un’altra delle ragioni profonde dell’insorgere delle succitate resistenze riguarda il bisogno intrapsichico di prevedibilità e controllo sulla propria vita; e cosa è più prevedibile e controllabile (vedi qui) dell’ordinario a cui siamo ritualmente abituati? A sua volta, questa tensione interiore affonda le sue radici nel già citato atavico bisogno di sicurezza… e ainoi è proprio nell’ignoto che sorge l’insicurezza. E il nuovo fa parte dell’ignoto.

Si pensi ai cambiamenti socioculturali in senso lato e alle resistenze – spesso in forma di  oppositività – che si manifestano nelle masse: la radice è esattamente la stessa del nostro discorso.

resistenze e schemi mentali

Gli schemi mentali

Premessa: come articolato in precedenti approfondimenti, la psiche umana ha bisogno di semplificare al fine di prendere decisioni rapide e orientarsi nella complessità del mondo; ecco quindi che entrano in gioco i cosiddetti schemi mentali, anch’essi potenziali resistenze al cambiamento. Semplificando, possiamo definire gli schemi mentali come credenze radicate, strutture di conoscenza indotte dalla cultura di appartenenza, intesa come società, o più frequentemente come cultura del proprio gruppo ristretto (il “gruppo dei pari”, ovvero gli individui accomunabili per fascia di età, relazioni, professioni, ambienti frequentati ecc). Oltre a ciò, nella formazione degli schemi mentali gioca un ruolo il processo evolutivo psichico individuale, insieme al temperamento, ovvero la disposizione connaturata nell’individuo, semplificando. Sono quasi sempre fondati su stereotipi e pregiudizi o opinioni superficiali non verificate che tengono a distanza da quella data esperienza/possibilità considerata come “aliena” a sé e al proprio mondo, quando non vera e propria minaccia all’identità. Possono inoltre divenire “collante” per il proprio gruppo, che li confermerà rinforzandoli; una delle caratteristiche degli schemi mentali è infatti che tendono all’autoconferma essendo, come detto, potenzialmente strutturanti la propria identità. Va da sé come questo gioco psichico si manifesti anche nel bisogno di accettazione e riconoscimento collettivo: se “so” che una certa attività è etichettata male dalla collettività – o comunque dal gruppo di cui faccio parte – molto probabilmente sarò restio ad interessarmi ad essa.

Le affermazioni interiori alla base degli schemi mentali

“Io sono un duro che tiene tutto dentro (perché questo è un valore virile), pratica solo attività marziali e ha il perfetto controllo sulla propria vita”

“Io sono una donna cattiva e nervosa, lo Yoga non mi interessa e non è per me”

Sono affermazioni che fanno muro alla possibilità anche solo di sperimentare con mente aperta i benefici realmente offerti da queste discipline. Come il bambino in fase anale che trattiene la pupù, così l’individuo semplicemente tenderà ad opporre tutto sé stesso alla potenziale esperienza. Se la testa dice no, è no, si suole dire… questo è un ostacolo che va superato. Come? Iniziando dal vederlo per quello che è, uno schema mentale e nient’altro.

Esprimere il proprio essere

Tutto ciò resta valido almeno finché non succede qualcosa nella propria vita e i castelli iniziano a crollare. Si pensi alla rappresentazione cinematografica del militare dei reparti speciali, uomo tutto d’un pezzo, che ad un certo punto si trova a piangere da solo sotto la doccia. Ecco. Siamo umani e siamo qualcosa di molto più complesso e sfumato degli schemi con i quali ci descriviamo culturalmente e, di riflesso, interiormente. Schemi per i quali lottiamo contro il mondo e, ancor più, contro noi stessi.
Le possibilità di esprimere il proprio essere sono virtualmente infinite. Questa verità andrebbe compresa profondamente e interiorizzata.

Si ricorda una volta di più: tutto ciò non vuole essere una “condanna” – che avrebbe poco senso – nei confronti di quelle che sono strutture psichiche umane, le quali, nel bene o nel male, ci hanno consentito di adattarci e sopravvivere fino ad oggi. Ne ho scritto al riguardo in diversi vecchi articoli sui più svariati temi nella sezione del blog “Yoga e psiche”. Oltre a ciò, va da sé che non tutti i contrattempi debbano “per forza” essere forme di resistenza… ma se una volta è un caso, due è sospetto. Esattamente come allenarsi a fare qualsiasi cosa: meno la si fa più si fa fatica e meno viene voglia di farla… tornando indietro invece di andare avanti. Vale per tutto nella vita, certo vale anche nel nostro discorso.

Comprendere, nel senso qui inteso, non serve né a giustificare né a condannare: comprendere è la chiave per essere efficaci. Per evolvere, per uscire dagli stalli delle proprie esistenze. Come individui e come collettività.

Riconoscere e superare resistenze e schemi mentali

La ricetta per riconoscere e superare resistenze e schemi mentali è fatta di due ingredienti principali:

Consapevolezza (che è come il prezzemolo nei nostri discorsi) e volontà di mettersi in discussione… una volontà che senza esitazione potremmo azzardarci a definire come vero e proprio coraggio: coraggio di uscire dalla comfort-zone, coraggio di mettere in discussione i propri schemi mentali, coraggio di avere idee e fare scelte diverse da quelle della massa o del proprio gruppo di riferimento.

Sperimentando in questa direzione, si scoprirà, è possibile aprirsi al miglioramento della qualità della propria vita.

Nel prossimo articolo vedremo alcuni semplici esercizi per iniziare a sciogliere spalle, schiena e bacino sul luogo di lavoro: il resto è solo questione di riconoscere le proprie resistenze e schemi mentali e, in luogo di indulgervi, agire con un atto di volontà e… iniziare. Ora. Adesso.

Il primo momento migliore per iniziare qualcosa era ieri, il secondo è adesso.

Buoni spunti e soprattutto, buona pratica.

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Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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