Settembre: 6 consigli per la ripresa… con slancio

settembre, consigli per la ripresa

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Prendiamola larga e partiamo dal... contrasto

E’ arrivato Settembre, le ferie per molti sono terminate e qualche consiglio per riprendere con slancio può tornare utile. Iniziamo prendendola larga…

Una delle cose più affascinanti che si possono apprendere dagli studi sulla percezione è la natura relativa della stessa e, in ultimo, di tutta la realtà conosciuta. Cosa intendiamo con ciò? Il fatto che normalmente siamo abituati a pensare agli “oggetti” della realtà come entità fisse che possiamo rivelare attraverso i nostri sensi; in realtà le cose non stanno affatto così. Il nostro sistema sensoriale prima, e cognitivo poi, letteralmente “costruiscono” l’esperienza della realtà: sia dal punto di vista della rilevazione sensoriale – ovvero come percepiamo i vari oggetti attraverso i sensi di cui disponiamo – sia dal punto di vista più mentale, ovvero come ci rappresentiamo la realtà che percepiamo e i significati e i valori che vi attribuiamo.
Uno dei concetti chiave per comprendere tutto ciò è proprio quello del contrasto. L’immagine in apertura è un esempio del tipo di figure che si usano per illustrare agli studenti di psicologia cognitiva di cosa si parla in pratica, in maniera intuitiva: i volti animali sono osservabili solo in quanto distinti dallo sfondo, e viceversa. Inoltre, il fatto che si vedano i volti o l’albero dipende da come la nostra mente (il nostro “sistema cognitivo” in psicologichese) elabora l’immagine. Il principio resta lo stesso a prescindere da ciò che osserviamo, anche se avessimo avuto un cielo limpido e infinito come sfondo. Il “segreto” risiede appunto nel contrasto che si genera tra i segnali che giungono alle cellule sensoriali specializzate. Ricordiamo che sempre di segnali elettrici si tratta: pacchetti di energia che il nostro sistema biologico trasduce in informazione e, infine, elabora nella forma che percepiamo con la nostra esperienza (che non ha valore assoluto! E’ solo la forma che il sistema biologico che condividiamo come specie dà alla realtà che riesce a percepire. Se vuoi approfondire leggi questo libro di T. Nagel). Il sistema visivo elabora ad esempio le differenze di luminosità tra i punti di luce, quello somatosensoriale, cutaneo, le differenze tra i segnali elettrici che vengono trasmessi dalle relative cellule stimolate e così via per tutti gli altri sensi. Bene, come principio questo stesso discorso si applica a… tutto il resto.

Tutta l’esperienza della Realtà è possibile grazie al contrasto, alla differenziazione esperienziale tra questo e quello. Filosoficamente, in ultimo, tra Soggetto osservante e Oggetto osservato. Ma questa è una storia ancora più complicata che ci teniamo per un’altra occasione.

Me la godo perché potrei non godermela

Ciò che definiamo “piacere” esiste in virtù di una qualche forma di “non-piacere”. E così via con qualsiasi esperienza sia dato fare alla nostra coscienza attraverso gli strumenti del nostro essere al mondo, ovvero i sensi e la mente (che in alcune declinazioni della filosofia indiana si ricorda essere un vero e proprio “senso”, ovvero un mezzo attraverso il quale la coscienza si interfaccia con ed esperisce la realtà – ciò che sopra abbiamo chiamato “sistema cognitivo”).

Questa premessa ci riporta ad una delle assunzioni principali del discorso in oggetto: è possibile godere della vacanza solo in virtù di una precedente “non-vacanza”! Ovvero di una qualche forma di sfida/impegno lavorativo.

“Orrore! Blasfemia! Ma cosa dice questo!”

E’ invece è proprio così: in buona sostanza, non può esistere piacere in una ipotetica “vacanza senza fine” – pia illusione! Dopo un certo tempo la mente si farebbe sempre più inquieta, sorgerebbe da sé il bisogno via via più impellente di impegnarsi in qualcosa. Meno impegno c’è e minore sarà la soddisfazione nella propria vita. E maggiore sarà l’inquietudine esistenziale. Questo è il modo in cui il nostro sistema vivente si è evoluto. E con esso la nostra mente.

La felicità di oggi fa parte del dolore di ieri

Una massima un po’ fatalista recita: “il dolore di oggi fa parte della felicità di ieri”, concetto non errato che per fortuna possiamo serenamente anche invertire con “la felicità di oggi fa parte del dolore di ieri”. La ciclicità è difatti una delle costanti della Realtà.

danza di shiva, simbolo di ciclicità
La danza di Shiva, un potente simbolo di ciclicità

Il rinnovamento costa energia

Si pensi alla rinascita della natura in Primavera, allo sforzo dei germogli per uscire dalla terra. Ogni volta che ci troviamo di fronte una ripresa di un qualsiasi ciclo siamo di fronte ad una potenziale – letteralmente – rinascita. Con la chiusura di un ciclo, per quanto breve (pensiamo ad esempio ai fine settimana di riposo), è facile vivere l’esperienza del rilascio delle tensioni accumulate durante il periodo di impegno; abbastanza comune è l’essere afflitti da un qualche disturbo o malanno giusto all’inizio dei periodi di riposo, proprio perché l’intero organismo si rilassa… le tensioni accumulate e represse vengono in superficie e magari si manifestano con la celebre “cefalea da weekend”, proprio quando si inizia a riposare… il sistema immunitario improvvisamente lascia che faccia il suo decorso quel raffreddore o magari quell’influenza i cui sintomi abbiamo contenuto tutta la settimana; come se la nostra intera “struttura psico-somatica”, normalmente solida, impegnata e direzionata, si ammorbidisse, come plastilina riscaldata… questo – ci insegna la pratica dello Yoga – è un momento prezioso, in quanto è proprio qui che possiamo deporre i nuovi semi, dare una nuova e magari più o meglio direzionata forma al nostro essere. Tuttavia, questo transito per molti di noi è faticoso; oggi mediaticamente si parla di “depressione da rientro dalle vacanze”, soprattutto per gli individui che vivono e lavorano in ambienti stressanti come le grandi città. La mente tende all’inerzia, il corpo alla pigrizia, l’umore è altalenante. Talvolta ci si interroga sul senso di tutto quello che è stato fatto e che sarà da fare…

Cosa fare (e non fare)?

Anzitutto è fondamentale non assecondare le suddette tensioni negative: è quindi necessario un atto di volontà. La volontà, si ricorda, va coltivata ogni giorno. E non è mai tardi per iniziare.

1) Autodisciplinarsi: in genere chi segue percorsi come quello dello Yoga tende col tempo a coltivare alcune sane abitudini, tra cui l’alzarsi presto la mattina… il che non dovrebbe rendere poi così traumatico questo aspetto della ripresa. Se invece le vacanze sono state un’occasione per godersi lunghe dormite mattutine, il suggerimento è quello di non aspettare il giorno della ripresa per riprendere a svegliarsi presto… meglio un approccio progressivo. Praticare almeno degli scioglimenti dolci sul letto o qualche esercizio al risveglio; aiuteranno il corpo a gestire il piccolo trauma.

Risveglio: stirarsi, sbadigliare, fare qualche respiro bello profondo, sciogliere il corpo, evitare di lamentarsi e – peggio ancora – sbuffare: bensì provare a sorridere con uno scherzo o un pensiero ironico, o anche solo con un semplice sorriso (è accertato che questa attivazione muscolare influisca sull’umore… così come iniziare la giornata sbuffando, usando parole negative e lasciando che sul viso si dipingano espressioni di sofferenza o imbruttimento: la stessa attenzione che in classe poniamo all’espressione del viso, che cerchiamo di tenere neutra quando non serena)

2) Impegnarsi: la letargia e l’indolenza si vincono con la volontà – che va coltivata – e… l’impegno. Fondamentale sarà quindi darsi degli obiettivi, per quanto piccoli o a breve termine. Cosa si vorrebbe fare tra le cose che rimandiamo da tempo? E’ questo il momento di attivarsi! Che si tratti di un progetto o vedere delle persone o (re)iscriversi a qualche corso o apprendere qualcosa di nuovo.

3) Fare attività fisica: Non “dopo” in attesa “del momento giusto”. Ora. Tutti i giorni. Magari a piccole dosi. Ma è ora che è possibile impostare una nuova e più opportuna routine. L’impegno fisico contrasta fisiologicamente la letargia e il cattivo/altalenante umore. Basta provare!

4) Coltivare il coraggio: fare una cosa – anche piccola – che fa paura. Come esercizio, ogni tanto, a partire proprio da ora. Nel pensarla, si avrà paura; nel farla, si avrà paura… ma alla fine si starà bene e ci si sentirà più pronti ad un quotidiano che apparirà, inevitabilmente, un po’ più piccolo… e noi un po’ più “grandi”! Che si tratti di uscire dalla comfort-zone della routine quotidiana alla vera e propria avventura sportiva, l’essere umano ha bisogno di mettersi alla prova per sentirsi vivo: non conta nulla essere uomini, donne, giovani o meno giovani… quella è solo una questione di misura e qualità. E’ il nostro sistema psicobiologico che ce lo chiede: per continuare a sentirsi vivi bisogna scegliere la vita… e la vita è sfida. E le sfide, va da sé, possono fare paura.

Nota: coraggioso è chi vive la paura durante l’esperienza, ma la affronta superandola. Spericolato/incosciente e sinonimi è chi nell’approcciarsi a fare qualcosa di più o meno pericoloso non prova paura (per disposizione biologica l’amigdala risponde meno ai segnali di pericolo e così l’individuo ha costante bisogno di esperienze eccitanti e pericolose. Qui un articolo interessante in tema).

5) Rallentare: è un vero e proprio esercizio. La vita di città – chi vi scrive vive a Milano – è fatta di camminate veloci e ansiose per scattare tutto il giorno dal punto A al punto B a perseguire mille impegni. Alcune volte è ainoi necessario; tuttavia questa attitudine alla “rincorsa” diviene troppo spesso modo di essere (risulta facile identificare noi milanesi in vacanza, proprio da come camminiamo sempre di corsa!), al punto che si corre pure quando si sta passeggiando in un bosco o sul lungomare… quando l’intento iniziale era godersi la natura o un bel tramonto marino. Basta osservarsi e correggersi. Si sta facendo una passeggiata sul naviglio chiacchierando e ci si accorge di avere lo stesso passo di quando si ha preso il permesso in ufficio per andare sbrigare quel certo onere fiscale: orbene, si rallenti. Di punto in bianco. Una volta “scovata” questa attitudine diverrà sempre più facile correggersi quando serve… e sarà facile osservare cosa cambierà – in meglio – nella propria esperienza interiore. Provare per credere!

Nota: dovrebbe essere superfluo ricordarlo, ma anche dedicare qualche minuto alla meditazione ogni giorno è uno splendido modo per ricordarsi di rallentare.

6) Depurarsi: in vacanza (come anche nei semplici weekend di respiro) è facile cadere vittima di eccessi, principalmente con le due fonti di piacere e compensazione più comune, ovvero il mangiare e il bere. E’ utile quindi impostare un piano in tal senso, alleggerendo la dieta e riducendo gli eccessi festosi: il corpo ne guadagnerà, e con esso la mente.

Quindi: con un atto di volontà impegnarsi dandosi obiettivi, riprendere a fare attività fisica e a curare il proprio stile di vita. Impegnarsi ad uscire ogni tanto dalla propria comfort-zone con piccoli o grandi atti di coraggio… e quando si può, ricordarsi che una vita sempre di corsa è solo una vita che finisce prima… perciò: rallentare quando possibile!

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Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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