Vivere con consapevolezza e pienezza il presente

Castelli di Sabbia

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VIVERE CON CONSAPEVOLEZZA E PIENEZZA IL PRESENTE

L'ignorare duhkha è duhkha.

Lo Yoga si interessa di osservare e studiare la radice profonda delle cose, della Realtà, ovvero dell’esperienza della vita. Solo in questa cornice è possibile comprendere alcune assunzioni a cui sono approdati i ricercatori di ogni tempo. Tra queste, che alla base dell’essere-al-mondo vi è la sofferenza (duhkha in sanscrito). L’affermazione è forte ma non ha nulla a che spartire con prospettive fatalistiche o di “pessimismo cosmico”: ciò a cui fa riferimenti questa affermazione è la costatazione del funzionamento delle cose. Si pensi alla Vita fisica, quella sotto gli occhi di tutti. La vita nasce e si evolve con la formazione di sistemi più o meno complessi che, a partire da una condizione di “meno”, di una mancanza, si muovono costantemente alla ricerca del “più” che compensi tale mancanza. Se non ci si nutre (dalla cellula all’organismo più complesso) si muore. Se non ci si riproduce, ci si estingue. La Vita stessa è costantemente espressione della ricerca di quel qualcosa che le consenta di continuare, contrapponendosi alle forze disgregatrici dell’universo così come ci è possibile osservarlo. Quanto più i sistemi viventi si fanno complessi, tanto maggiori – e più complessi – sono i bisogni e le sfide che la Vita deve sostenere.

La consapevolezza di sé

Con l’essere umano e la sua metaconsapevolezza (la consapevolezza di sé, semplificando un pò) si è aggiunto un bagaglio ulteriore a questo già importante “fardello”. La possibilità di riflessione propria della mente porta ad amplificare la sofferenza per ciò che manca; si tratti di benessere e salute fisica, affettiva o bisogni indotti socio-culturalmente come quelli tipici della società dell’opulenza in cui viviamo. Come ormai sappiamo bene questi fattori sono assolutamente intercorrelati, generando infiniti e sempre nuovi modi di essere infelici pur avendo tutto e di più. L’uomo pare essere l’unico animale – o sicuramente quello in cui questa possibilità è più invadente e intossicante – in grado di generare con la mente la sofferenza della sofferenza. Se quest’ultima è per natura inevitabile nel percorso di vita, quella derivata da questa estensione può essere, ci insegna l’esperienza diretta di migliaia di praticanti di ogni tempo, almeno ampiamente contenuta, se non del tutto eliminata.

Vivere con consapevolezza il presente

Può essere allora che la soluzione sia la “beata ignoranza”? La risposta ci viene ancora una volta dall’antica saggezza dei ricercatori interiori di ogni tempo: assolutamente no. Vivere inconsapevolmente, “nel mondo delle fate”, porta solo al rimando di un inevitabile incontro che prima o poi tutti noi facciamo, appunto quello della sofferenza con le sue complicazioni psicologiche pure accentuate dall’essersi fatti, se così si può dire, “cogliere alla sprovvista”. Il decadimento del corpo e della mente, la separazione affettiva e la malattia, solo per fare alcuni esempi chiari e forti, sono nell’esperienza di tutti gli esseri umani.

L’unica soluzione è il vaccino: vivere con consapevolezza e pienezza il dispiegarsi del presente. Non vi è oro nella vita che prima o poi non si tramuterà in sabbia scivolando tra le dita dei pugni serrati nel vano tentativo di trattenere le sue illusorie ricchezze.

Satyam, la Verità: l'inizio della rinascita

Lo Yoga non lascia quindi spazio all’ingenuità e all’illusione. Satyam (La Verità). Eppure, vivere con la consapevolezza di come vanno le cose non vuole dire vivere nell’angoscia della perdita o della morte: tutt’altro! Vuol dire vivere pienamente ed in maniera fluida ciò che si ha la fortuna di avere tra le mani al momento, essendone grati, riempendo i propri istanti di questo. Istanti presenti. Vuol dire inoltre imparare ad affrontare la sofferenza, quando presente, con la consapevolezza della transitorietà fisiologica della stessa, analogamente a quella di ogni altro aspetto della Realtà. Ad un livello di intuizione e realizzazione più profonda, vuole dire – ci insegnano le pratiche interiori per chi è interessato al piano più metafisico del discorso – immergersi nell’ enstasi di cui hanno fatto e fanno esperienza i praticanti di ogni tempo e tradizione di ricerca interiore.

La chiave è addestrare la mente a fluire nella vita, attraverso i suoi venti, senza attaccarsi agli stati che si vivono giorno per giorno – un’abilità che si sviluppa progressivamente in maniera sempre più efficace in chi segue percorsi genuini di ricerca interiore.

In un prossimo articolo analizzeremo come questo concetto di “risiedere nel presente” si possa funzionalmente – e razionalmente, non si vogliono qui suggerire prospettive “psicomagiche” – integrare con l’elaborazione del passato vissuto e il bisogno di pianificare il futuro.

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Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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