Yoga in ufficio – Parte 2

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Tabella dei Contenuti

Yoga in ufficio: riprendere a… respirare!

Dopo aver ragionato sui benefici e sulle possibilità di praticare lo Yoga in ufficio (link parte 1 qui), nel presente articolo iniziamo ad approfondire i principi di questa particolare declinazione delle tecniche e dei principi dello Yoga.

L’interdipendenza tra corpo, mente, respiro nella genesi dello stress

Nell’articolo sul respiro (che invito a leggere qui) abbiamo brevemente iniziato ad esplorare la relazione interdipendente tra corpo, mente e respiro: modificando una di queste tre dimensioni saranno influenzate le altre due, e così via in un ciclo continuo che tenderà a rinforzarsi nel tempo. Iniziamo col parlare della relazione tra lavoro e stress. Il lavoro genera stress, d’accordo, ma ciò non è necessariamente un male; l’impegno e la fatica ci motivano nella vita. Come abbiamo visto nell’articolo sulla ripresa (vedi qui), tutti noi abbiamo bisogno di essere impegnati nelle nostre esistenze… e quindi di convivere con una certa dose di stress “buono” (eustress). Il problema è quando questa “certa dose” di stress diventa disfunzionale (distress) e si iniziano ad avere problemi. Oltre al lavoro in sé, le altre persone, i colleghi, possono essere anch’esse causa di ulteriore tensione… poi ci sono i piccoli grandi affanni del quotidiano, o della stagione di vita in corso, a cui sommare i fisiologici disagi fisici della odierna vita sedentaria, a partire dallo stare troppo tempo seduti magari in posizioni non ottimali. Tutto ciò fa contrarre il corpo, come sorta di difesa o preparazione ad un contrattacco che mai arriverà. Ed ecco che inizieranno i problemi dovuti a spalle, collo e schiena rigidi, addome e pavimento pelvico contratti, con la conseguente rigidità del muscolo diaframma – perché questo succede quando siamo in tensione: è un meccanismo dell’antico riflesso di attacco o fuga. Il risultato sono la pletora dei disturbi più o meno noti, tra cui aumento della pressione sanguigna, ansia, nervosismo, dolori alla schiena, cefalee, disturbi da somatizzazione specialmente a carico dell’apparato digerente (coliti, gastriti), bruxismo notturno e via di seguito. Comuni divengono le micro apnee durante il proprio normale ciclo respiratorio, facendo aumentare la concentrazione di anidride carbonica nell’organismo, condizione che andrà a peggiorare i fenomeni sopra riportati.

Da dove partire quindi? Come sempre, dal respiro

Esercizio 1

La prima cosa da fare è rompere lo schema: con un bel respiro profondo dal naso accompagnato da un allungamento con conseguente rilassamento della muscolatura respiratoria. Inoltre l’aumento di ossigeno portato anche da un breve ciclo di respiri profondi andrà a generare un’immediata sensazione di rilascio delle tensioni superficiali. Nel video un semplice e breve esercizio che può essere eseguito ovunque, ogni volta che se ne sente il bisogno.

Esercizio 2

Dopo aver eseguito per alcuni cicli la tecnica sopra illustrata, se possibile è utile rimanere con gli occhi chiusi per qualche momento, riposando con la mente sul respiro naturale, spontaneo. Consapevoli delle sensazioni fisiche dell’aria che attraversa le narici. In particolare focalizzarsi sulle sensazioni dell’espirazione naturale, seguendo e in seguito memorizzando le brevissime e semplici indicazioni del video successivo per abituarsi al rilascio volontario delle tensioni del corpo, evitando così il loro nefasto accumulo. Si ricorda che è sufficiente un minuto circa con gli occhi chiusi per attivare il ritmo cerebrale alfa, la cosiddetta “veglia rilassata”, ovvero lo stato cerebrale in cui iniziano i processi di riposo e rigenerazione.

Esercizio 3

E qualora vi fosse vera e propria ansia, magari in vista di una conferenza o una riunione importante? Di seguito una semplice e molto efficace tecnica da eseguire per allentare la tensione interiore, riducendo ampiamente o eliminando del tutto la sensazione fisica di ansia, di agitazione, che si può avvertire a livello della bocca dello stomaco e dello sterno. Alla bisogna, se lo si ritiene utile, ci si può recare un attimo in bagno o in un luogo tranquillo per eseguirla alcune volte con discrezione.

Divenire consapevoli delle proprie tensioni

respiro allungamento

Una delle caratteristiche degli esseri viventi è la capacità di adattarsi; tale adattamento, tuttavia, può divenire disfunzionale. Ovvero diverrà col tempo causa di problemi, senza nemmeno rendersene conto. Almeno se non si lavora sulla consapevolezza di sé e del proprio corpo. Non è infrequente difatti avere a che fare con persone palesemente “sul filo del rasoio”, col corpo che trasmette tensione ad ogni movimento e che tuttavia negano di essere stressate (salvo poi magari scoprire di avere la pressione alta al primo controllo medico). Ciò è il risultato di un adattamento: semplicemente lo stato di stress elevato diventa la “baseline”, lo “zero” per l’individuo, che non riesce più a percepirsi come sotto costante tensione, nonostante i chiari segnali che il corpo magari invia da tempo. Semplicemente la mente li filtra. Quindi tutto ok? Assolutamente no, dato che anzitutto si vive male, magari senza capire il perché della propria irrequietezza e problemi fisici; i danni di questa condizione di stress cronico restano infatti vasti e pervasivi… finché un giorno non ci si scopre magari con un’ulcera, o a frustrarsi per la propria irascibilità, o abuso di sostanze. Tutto potenzialmente legato a quella mancata gestione del proprio stress. Non è un caso che discipline come la meditazione e simili siano sempre più diffuse tra chi fa lavori stressanti, come forze dell’ordine, militari, operatori sanitari, insegnanti ecc. Perché alla fine il conto si paga. Per intero.

Per fortuna non è mai tardi per iniziare.

Qui per un articolo in tema, solo per un esempio.

Un piccolo esperimento

Puoi iniziare col fare un piccolo esperimento: riesci a chiudere gli occhi e rilassarti osservando il respiro per 3 minuti? Se la risposta è sì, bene, è un inizio. Se è no… è forse giunto il momento di cominciare a fare dei respiri profondi e ascoltare il corpo ogni tanto. Anche in ufficio.

Con il tempo e la pratica diverrà sempre più veloce e “istintivo” scovare le tensioni del corpo e rilasciarle volontariamente (nella sezione corsi è possibile trovare un percorso completo e progressivo dedicato al tema, qualora si volesse approfondire con un focus dedicato).

Nella terza parte dell’articolo inizieremo a vedere i principi e alcuni esempi pratici di esercizi per sciogliere il corpo e gestire i principali problemi fisici che tipicamente accompagnano la vita in ufficio.

Ti interessa l’idea di sviluppare un progetto di Yoga in ufficio, in presenza o online? Scrivimi pure sulla email del sito!

info@yogaperlamente.com

Author
Angelo Bertuccio
Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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