Yoga Nidra: lo Yoga del sonno – Parte 2

Yoga Nidra, Yoga del Sonno, Yoga del Sogno

Tabella dei Contenuti

Le origini: la tradizione tantrica

Le origini dello Yoga Nidra vanno ricercate nelle pratiche tantriche dello Yoga del Sogno e del Sonno.

Anzitutto una breve introduzione all’inflazionatissimo concetto di tantra, che sarà approfondito in un prossimo articolo. Semplificando ai fini del nostro discorso, i tantra (letteralmente “telaio”) sono una classe di testi dalla non univoca classificazione ma con alcune caratteristiche comuni:

Nascono spesso non allineati all’ortodossia, filosofica e liturgica, dei sistemi religiosi e filosofici di riferimento, quando non se ne affrancano del tutto. Esistono tantra limitrofi alla tradizione induista-vedanta, buddhista e jainista. In passato considerati alla stregua di testi “eretici”, nella cultura contemporanea tendono ad essere inquadrarli come una sorta di estensioni delle tradizioni d’origine, in linea con la tensione sincretica e inclusiva delle filosofie religiose orientali. Gli autori sono spesso sconosciuti oppure, quando noti, considerati come sistematizzatori di una conoscenza orale pregressa.

Hanno spesso carattere esoterico, ovvero segreto, iniziatico, basato sulla trasmissione diretta da maestro (Guru) a discepolo (Shishya). Sono generalmente leggibili su più livelli, tipicamente:

  • Una forma narrativa o poetica, talvolta di alto valore, usata per celare un primo livello di insegnamenti filosofici e metafisici.
  • Un livello simbolico o ermetico, accessibile ai soli iniziati tramite trasmissione diretta da maestro a discepolo, nel quale è possibile accedere a vere e proprie tecniche, raffinate pratiche da sviluppare al fine di ritrovare nell’Esperienza diretta – che per il pensiero orientale si ricorda avere il primato su ogni forma di conoscenza concettuale – la conferma di quanto nel livello superiore articolato, in genere l’ottenimento di siddhi (“poteri”), ovvero particolari abilità in grado di avvicinare la coscienza del tantrika all’Assoluto al quale si vuole ricongiungere.

 

Spesso i tantra istruiscono su pratiche controverse nel sistema religioso e culturale di riferimento. Il principio sottostante è che qualsiasi tipo di esperienza di vita può – e deve – divenire strumento di pratica. Generalmente le pratiche tantriche sono considerate avanzate (e talvolta destabilizzanti, quando non pericolose, per chi non è vi è preparato); solo un Maestro può decidere o meno se trasmetterle al discepolo, in base a valutazioni sulle sue attitudini personali e quindi sul beneficio – o meno – che questi potrebbe trarre dal seguire certi rituali o procedure.

Lo Yoga del Sogno e del Sonno

In questa cornice di riferimento si sviluppa lo Yoga del Sogno e del Sonno: il riposo notturno, da sterile condizione di assenza da ridurre il più possibile diviene una preziosa possibilità di avanzamento nel proprio cammino evolutivo spirituale, mediante l’incedere attraverso le intense esperienze ottenibili con queste pratiche.

Oggi Lo Yoga del Sogno e del Sonno è per lo più conosciuto grazie alla trasmissione dei relativi tantra tibetani; delle analoghe e presumibilmente più antiche pratiche indiane invece non vi è alcuna traccia scritta nota. Tuttavia è possibile leggerne chiari riferimenti in diversi testi classici ed epistolari (vedi bibliografia).

Lo Yoga Nidra nella sua forma attuale, come già articolato (vedi qui) , è stato sviluppato da Paramahansa Satyananda Saraswati intorno agli anni ’60 a partire da una classe di pratiche chiamate Nyasa (lett. “posizionare”/”applicare”). In generale, consiste nell’esercizio della concentrazione lungo le varie parti del corpo, procedura che sarà accompagnata da visualizzazioni insieme alla recitazione di specifici mantra (sillabe sacre) e, talvolta, da particolari tocchi e manipolazioni fisiche. La finalità è quella di risvegliare il “corpo psichico” o “sottile” – per usare delle comuni espressioni contemporanee – attraverso il quale la coscienza del praticante, così espansa, potrà interagire con aspetti della realtà normalmente celati durante la veglia ordinaria. Le implicazioni di ciò sono vaste e saranno approfondite in successivi articoli.

A questo punto però, per comprendere il funzionamento dello Yoga Nidra, dobbiamo introdurre gli stati della mente così come sono descritti dalla tradizione indiana.

Gli stati della mente

La tradizione indiana identifica 4 stati attraverso i quali si manifesta la Coscienza. Classicamente sono chiamati “strati”, in quanto si dispiegano dal più superficiale al più profondo:

Jagrat: lo stato di veglia. Questa è la condizione della normale vigilanza, di estroversione della coscienza, del nostro essere nel mondo. A questo livello il Soggetto, ovvero l’occhio della coscienza, può essere totalmente assorbito nell’Oggetto, ovvero l’esperienza del quotidiano. Questa è la condizione tipica del vivere immersi nel fare di ogni giorno. Lo stato nel quale dominano i desideri e i condizionamenti, guide invisibile di un agire per lo più “reattivo”. Tuttavia Jagrat è anche il livello in cui ci si può addestrare a scindere l’Osservatore (il Soggetto, che abbiamo identificato nella Coscienza) dagli oggetti dell’esperienza (accadimenti quotidiani, pensieri, emozioni, stati d’animo…): è la condizione in cui ci si può allenare a divenire “testimoni distaccati” della propria esperienza, che diviene Oggetto.

Swapna: lo stato del sogno. E’ la condizione introversa in cui normalmente la Consapevolezza è variamente assorbita nel suo Oggetto, ovvero l’esperienza onirica che si sta vivendo. In questa condizione la Coscienza può sperimentare:

  • Lo stato oniroide, ovvero la condizione tra la veglia e il sogno di quando ci si sta per addormentare o svegliare.
  • Lo stato onirico, in cui si è totalmente immersi nei sogni che procedono come se si guardasse un film, semplici spettatori di ciò che accade.
  • Lo stato di sogno lucido, ovvero la particolare condizione in cui si sperimentano vari gradi di risveglio della Coscienza nel sogno; in questa condizione è possibile agire attivamente nell’esperienza onirica o, addirittura, manipolarla.

 

Sushupti: lo stato del sonno profondo. In questa condizione sia il Soggetto (la Coscienza) che il suo Oggetto (l’esperienza) sono assenti. La sensazione è quella di scomparire come quando ci si addormenta profondamente la sera per risvegliarsi senza memorie particolari la mattina. Si tratta del livello in cui sono presenti le tracce residuali delle esperienze della propria vita nella loro forma archetipica: associazioni provenienti da tutte le esperienze passate, aventi connotazione positiva o negativa, che determinano i grandi o piccoli condizionamenti con i quali si affronta la propria esistenza, con i quali si struttura e ci si riconosce nella propria individualità. Possono essere definiti come la lente attraverso la quale l’individuo vede e vive il mondo, la realtà. Queste tracce prendono forma al livello superiore, quello di Swapna, ad esempio durante i sogni o le immagini ipnagogiche, durante il dormiveglia.

Turiya: variamente definito in base ai sistemi filosofico-metafisici di riferimento, si riporta qui la definizione di Vasugupta (VIII secolo DC), filosofo e mistico indiano esponente dello Shivaismo kashmiro, una delle tradizioni tantriche più diffuse e conosciute nell’India antica e contemporanea. Dal grande mistico Turiya viene definito come “lo stato che lega insieme gli stati precedenti”. Siamo in una condizione non esprimibile a parole (nella tradizione vedica si dice neti-neti: “non questo-non quello”), per sua natura oltre il pensiero concettuale. E’ la condizione in cui la Coscienza risulta espansa su tutti i livelli e contemporaneamente ne è oltre. E’ lo stato in cui, in particolari condizioni, si realizza il Samadhi, “l’estasi mistica”, lo Yoga, la riunione tra il Sé individuale e il Sé universale, il ritorno della scintilla – l’Uno – alla fiamma originaria – il Tutto.

A questo punto può essere interessante un breve riferimento anche alle onde cerebrali (i particolari pattern con i quali le cellule cerebrali scaricano gli impulsi elettrici) correlate con i vari stati della Coscienza così come sono classificate in neurologia:

  • Onde Delta: sonno profondo.
  • Onda Theta: stati oniroidi e onirici.
  • Onde Alfa: veglia rilassata.
  • Onde Beta: piena vigilanza e attività mentale.
  • Onde Gamma: agitazione.

In sintesi, come funziona quindi lo Yoga Nidra?

La consapevolezza del praticante viene guidata e mantenuta idealmente nello stato di confine tra la veglia rilassata (ritmo cerebrale Alfa) e lo stato ipnagogico (ritmo Theta). Secondo la prospettiva prima esposta la pratica avviene oscillando tra quello che potremmo definire come il confine superiore ed inferiore dello stato di Swapna. In tal senso lo Yoga Nidra, se praticato con regolarità, è considerato una vera e propria pratica di purificazione e catarsi interiore.

La rotazione della consapevolezza corporea, associata alla pratica di specifici protocolli, è inoltre in grado di potenziare la capacità di accedere a stati meditativi avanzati, oltre che favorire l’insorgere di esperienze di consapevolezza durante lo stato onirico o, più di rado, durante il sonno profondo. Quanto più si apprende a mantenere stabile la mente lungo gli stati indicati (non tornando totalmente vigili né addormentandosi del tutto) tanto più la pratica risulterà efficace; come sempre, anche in questo caso la chiave per raccoglierne tutti i benefici risiede nella costanza e perseveranza.

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Angelo Bertuccio

Insegnante di Yoga Integrale

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